Render: chi governa la rete GPU AI? RNP, DAO e token
Dietro la rete GPU di Render c'è una macchina di governance: Render Foundation, processo RNP e voto on-chain su Nation. Ecco come i token holder decidono emissioni, burn e capacità.
Render è una delle infrastrutture di calcolo decentralizzato più discusse del ciclo AI del 2026. Attorno al progetto ruotano titoli su GPU, burn del token e movimenti di prezzo, ma resta poco esplorata una domanda che conta più di tutte: chi decide come funziona davvero la rete? Chi stabilisce quante monete vengono create ogni settimana, quali schede grafiche possono unirsi al network, quanta parte di ogni pagamento finisce bruciata? La risposta non è una singola azienda e non è una singola persona. È un sistema di governance on-chain che passa per la Render Foundation, per il processo delle Render Network Proposal (RNP) e per il voto di chi possiede il token RENDER.
Questo articolo è una guida alla governance di Render, il livello che i nostri due precedenti approfondimenti hanno solo sfiorato. Se cerchi le basi sulla tokenomics e sulla carenza di GPU, trovi tutto nella guida al token RENDER e alle GPU decentralizzate; se vuoi capire la svolta verso il calcolo AI, l’abbiamo raccontata nel pezzo su la rete GPU che scommette sul calcolo AI. Qui ci concentriamo su un aspetto diverso e spesso trascurato: come la rete si autogoverna, e perché quel meccanismo determina, letteralmente, l’economia del token.
La tesi è semplice. In una rete regolata da un modello burn-and-mint, cambiare un parametro delle emissioni significa cambiare la traiettoria dell’offerta; approvare o respingere l’ingresso di decine di migliaia di GPU significa spostare l’equilibrio tra domanda e capacità. Su Render queste decisioni non le prende un consiglio di amministrazione a porte chiuse: passano da una proposta pubblica, un dibattito su GitHub e Discord e due tornate di voto. Capire la governance, quindi, è il modo più diretto per capire il token.
Render in breve: dal rendering 3D al calcolo AI
Render nasce come mercato decentralizzato di potenza grafica. Alla base c’è OTOY, azienda fondata nel 2008 da Jules Urbach e nota per OctaneRender, il motore di path tracing su GPU lanciato nel 2012 e integrato in strumenti come Cinema 4D, Blender e Unreal. L’idea della rete è mettere in contatto chi ha bisogno di rendere scene 3D pesanti con chi possiede GPU inutilizzate, pagando in token. Il token è nato come RNDR su Ethereum ed è poi migrato su Solana con il nome RENDER, uno swap 1 a 1 che oggi copre la quasi totalità dell’offerta.
Nel 2026 il baricentro della rete si è spostato. Secondo Crypto Briefing, i carichi legati all’AI sono passati da meno del 10% dell’attività nel 2024 a una quota stimata tra il 35% e il 40%, con oltre 68 milioni di frame renderizzati in modo cumulativo e circa 5.600 nodi GPU attivi. Il momento più citato è arrivato a giugno 2026, quando la domanda ha superato l’offerta anche dopo l’aggiunta di decine di migliaia di nuove GPU: il primo evento di offerta negativa dal 2018. Questo articolo non ripete quella storia, ma parte da lì per spiegare chi, e con quali regole, decide come la rete risponde a una pressione simile.
Chi comanda davvero: OTOY, la Render Foundation e i token holder
La governance di Render si regge su tre attori, con ruoli distinti. Il primo è OTOY Inc., la società che scrive il software: Octane, gli SDK, gli strumenti di creazione. OTOY resta il centro tecnico del progetto e Jules Urbach ne è la figura di riferimento. Il secondo attore è la Render Network Foundation, nata dallo scorporo da OTOY nel 2023 e con sede alle Isole Cayman. Come spiega la knowledge base ufficiale, la Foundation «sovrintende sia alla governance del protocollo sia alle iniziative strategiche» pensate per far crescere l’uso della rete. Il terzo attore, spesso dimenticato, sono i possessori del token RENDER, che votano le proposte formali di modifica.
Questa separazione è il classico schema della decentralizzazione progressiva: una società costruisce la tecnologia, una fondazione senza scopo di lucro ne amministra la governance, una comunità di token holder ratifica le scelte importanti. Sulla carta OTOY costruisce, la Foundation custodisce le regole, i votanti decidono. Nella pratica, come vedremo, il potere di esecuzione resta molto concentrato, perché sono i core contributor (in gran parte legati a OTOY) a implementare le proposte approvate. È una tensione che ritroveremo nel capitolo sui rischi.
Il processo RNP: come nasce e passa una proposta
Il cuore della governance è il sistema delle Render Network Proposal. Ogni cambiamento rilevante (un aggiustamento del modello economico, una modifica agli algoritmi di rendering, l’ingresso di nuovo hardware) deve passare da una RNP. La documentazione ufficiale descrive un percorso in quattro fasi, con soglie precise che vale la pena conoscere.
Si parte dalla bozza. Chiunque nella comunità può redigere una proposta usando un template standard e presentarla alla Foundation o aprendo una pull request nel repository GitHub delle RNP, con un canale Discord dedicato al confronto. È la Foundation a stabilire se l’idea merita di diventare una RNP oppure se è più adatta a un semplice Render Foundation Grant. Superata questa selezione, si passa al voto iniziale: maggioranza semplice, 72 ore di tempo, nessun quorum richiesto. È una tornata di segnalazione, che serve a capire se la proposta ha un sostegno minimo per proseguire.
La fase decisiva è il voto finale, che si tiene sulla piattaforma Nation e dura sei giorni. Qui le condizioni si irrigidiscono: servono almeno il 50% dei voti favorevoli e, soprattutto, un quorum del 15% dell’intera offerta di token RNDR e RENDER. È una soglia alta, pensata per evitare che una minoranza attiva imponga scelte alla maggioranza silenziosa. Approvata la proposta, si entra nella fase di implementazione: la RNP va nella roadmap e viene sviluppata dai core contributor, con lo stato tracciato pubblicamente su GitHub tra le voci «In Development» e «Implemented». Esiste anche una clausola di emergenza, che alza il quorum al 20% ma salta il voto iniziale, per gli interventi urgenti.
| Fase | Dove avviene | Durata | Soglia |
|---|---|---|---|
| Bozza | Foundation o pull request su GitHub, dibattito su Discord | variabile | valutazione della Foundation (RNP o Grant) |
| Voto iniziale | piattaforma di voto | 72 ore | maggioranza semplice, nessun quorum |
| Voto finale | Nation (wallet Solana) | 6 giorni | almeno 50% favorevoli, quorum 15% dell’offerta totale |
| Implementazione | roadmap e GitHub | continua | eseguita dai core contributor |
Da Snapshot su Ethereum a Nation su Solana: come si vota
La meccanica del voto ha una sua storia, ed è legata alla migrazione del token. Quando RENDER viveva su Ethereum, la governance si appoggiava a Snapshot, lo strumento off-chain diffuso in gran parte della DeFi. Con lo spostamento su Solana, la rete ha adottato una nuova piattaforma: Nation, raggiungibile all’indirizzo nation.io. Come spiega un annuncio ufficiale del progetto, chi ha convertito i propri token nella versione SPL vota collegando un wallet Phantom o un altro portafoglio compatibile con Solana.
Un dettaglio tecnico ha implicazioni importanti per la sicurezza della governance: Nation «calcola il potere di voto scattando una fotografia della blockchain al momento della creazione della proposta». Significa che non si può accumulare token dopo l’apertura di una votazione per pesare di più sull’esito. È una difesa contro il vote buying e contro gli attacchi lampo che hanno colpito altre DAO, dove qualcuno prende in prestito una grande quantità di token, vota e restituisce tutto nello stesso blocco. Chi vuole approfondire come queste dinamiche influenzano gli asset di rischio può leggere la nostra guida alla correlazione tra azioni e crypto. Durante la transizione, per un certo periodo, i voti su Nation e su Snapshot sono rimasti aperti in parallelo e i conteggi finali venivano sommati, prima che il sistema convergesse interamente sulla nuova infrastruttura Solana.
Burn and Mint Equilibrium: il motore economico che il voto regola
Per capire perché la governance conta così tanto, bisogna guardare al motore economico della rete: il Burn and Mint Equilibrium (BME). Il funzionamento, descritto nella knowledge base di Render, è elegante. I lavori vengono quotati in valuta fiat (di fatto in dollari), così che il prezzo per il cliente resti stabile a prescindere dalle oscillazioni del token. Al momento del pagamento, l’importo viene convertito in RENDER. Quando il lavoro è completato, quei RENDER vengono bruciati, meno una commissione di rete di circa il 5%. Dal lato dell’offerta, i node operator che mettono a disposizione le GPU ricevono RENDER di nuova emissione, secondo un calendario con un tetto che diminuisce nel tempo, distribuiti settimanalmente in base all’attività.
Il risultato è un equilibrio dinamico tra due forze: i burn, guidati dalla domanda reale di rendering e calcolo, e i mint, guidati dalle emissioni programmate. Se la domanda cresce e i burn superano le nuove emissioni, l’offerta netta si riduce e il token tende a diventare deflazionistico; nella situazione opposta, l’offerta si espande. Il punto cruciale, per questo articolo, è che sia il calendario delle emissioni sia i parametri del meccanismo non sono fissati una volta per tutte: sono variabili di governance. Ogni anno la comunità vota quanti token emettere e come distribuirli. In altre parole, la traiettoria dell’offerta di RENDER è decisa, letteralmente, con un voto.
| Passo | Cosa succede | Effetto sull’offerta |
|---|---|---|
| Prezzo del lavoro | il job è quotato in dollari | nessuno (prezzo stabile per il cliente) |
| Pagamento | l’importo è convertito in RENDER | domanda di token |
| Completamento | i RENDER pagati vengono bruciati, meno una commissione di circa il 5% | riduce l’offerta (burn) |
| Ricompensa nodi | i node operator ricevono RENDER di nuova emissione | aumenta l’offerta (mint) |
| Saldo netto | burn contro mint | deflazione se i burn superano le emissioni |
Le proposte che hanno riscritto la rete
Non si tratta di teoria. Negli ultimi anni una serie di RNP ha modificato in profondità capacità, economia e portata della rete. La proposta fondativa in materia economica è la RNP-006, che ha definito il calendario delle emissioni alla base del BME, con un tetto stimato attorno ai 9 milioni di RENDER nel primo anno e una traiettoria decrescente. Da lì, ogni votazione ha aggiunto un tassello. La tabella seguente riassume le proposte più significative; i testi completi e lo stato di ciascuna sono consultabili nel repository ufficiale.
| Proposta | Tema | Nota |
|---|---|---|
| RNP-006 | Calendario delle emissioni (BME) | base del modello, emissioni decrescenti |
| RNP-013 | Ribilanciamento emissioni e dati sintetici | finanzia programmi di training 3D |
| RNP-014 | Integrazione Blender Cycles | accesso per gli utenti Blender |
| RNP-015 | Ricompense di disponibilità dei nodi | approvata con oltre il 91% dei voti |
| RNP-021 | GPU enterprise (H100, H200, MI300) | whitelist di hardware da datacenter |
| RNP-022 | Emissioni del terzo anno | voto iniziale 2,3 milioni contro 0,7 milioni |
| RNP-023 | Integrazione Salad | circa 60.000 GPU portate on-chain |
Vale la pena guardare due esempi concreti. La RNP-013 ha ribilanciato le emissioni per finanziare la generazione di dati sintetici 3D, un programma pensato per alimentare l’addestramento di modelli con scene renderizzate dalla rete stessa: la governance non si limita a distribuire premi, ma indirizza risorse verso iniziative di ricerca. La RNP-015, approvata con un ampio margine, ha introdotto ricompense legate alla disponibilità dei nodi, premiando chi tiene le GPU pronte e affidabili e non solo chi completa più lavori. Accanto alle RNP esiste poi un binario più leggero, i Render Foundation Grant, riservato a progetti minori che non richiedono una modifica del protocollo: un modo per finanziare strumenti ed estensioni senza appesantire l’agenda di voto.
Lette in fila, queste proposte raccontano l’evoluzione del progetto meglio di qualsiasi comunicato: da rete per il rendering 3D di nicchia a infrastruttura che ambisce a competere per i carichi di lavoro AI. Ogni riga è stata una decisione collettiva, non una scelta calata dall’alto.
RNP-022 e le emissioni del terzo anno: il voto più recente
Il modo migliore per vedere la governance in azione è guardare a una votazione concreta. La RNP-022 riguarda l’allocazione delle emissioni per il terzo anno del modello BME. Secondo l’account ufficiale della rete, la proposta ha superato la fase iniziale con 2,3 milioni di voti favorevoli contro 0,7 milioni contrari, per poi passare alla tornata finale a dicembre 2025. È un esempio perfetto di come una singola decisione tocchi direttamente l’offerta del token.
Perché le emissioni del terzo anno contano? Per costruzione, il modello prevede emissioni decrescenti: ogni anno la rete conia meno token nuovi del precedente. Il voto non riguarda quindi solo quanto emettere, ma come ripartire quei RENDER tra i node operator per premiare la disponibilità e la qualità del servizio. Con emissioni in calo e burn in crescita (legati all’aumento dei carichi AI), la matematica dell’offerta si fa più stretta: è il punto in cui la governance incontra la questione deflazione contro inflazione. Vale la pena notare anche il dato sulla partecipazione: i 3 milioni di voti complessivi della fase iniziale sono una frazione dei circa 518 milioni di token in circolazione. La fase iniziale non richiede quorum, ma la distanza rispetto alla soglia del 15% del voto finale dà la misura di quanto sia difficile mobilitare la comunità, un tema su cui torneremo.
RNP-021: le GPU enterprise entrano nella DAO
Se la RNP-022 tocca l’economia, la RNP-021 tocca la capacità. Con questa proposta, la comunità ha esteso ufficialmente il supporto all’hardware enterprise. Il testo pubblicato su GitHub approva una lista di schede da datacenter che include NVIDIA H100, H200, A100, L40, L4 e T4, AMD Instinct MI300 e Intel Data Center GPU Max, con un riferimento anche ad acceleratori come le LPU di Groq. L’aggregato previsto arriva fino all’equivalente di 1.200 NVIDIA H200, per una potenza dell’ordine dei milioni di TFLOPS in precisione ridotta.
La portata è strategica. Fino a poco tempo fa la rete si appoggiava soprattutto a GPU consumer e prosumer; per competere sul terreno dell’inferenza AI serviva hardware di classe superiore. Una votazione ha di fatto definito la whitelist dell’hardware ammesso: una scelta che in un’azienda tradizionale sarebbe una decisione di prodotto interna, qui è passata dal processo pubblico delle RNP. È anche un segnale di maturità, perché aprire a chip da datacenter significa attirare operatori professionali accanto ai singoli con una scheda in cameretta.
RNP-023 e Salad: 60.000 GPU votate on-chain
La proposta forse più dirompente del 2026 è la RNP-023, che integra Salad Technologies. Salad, fondata nel 2018 a Salt Lake City, era nata come app per monetizzare le GPU inattive dei gamer (crediti in cambio di potenza di calcolo) e ha poi virato con decisione verso il compute AI e ML. Con la RNP-023 i pagamenti e le ricompense di Salad migrano interamente on-chain sul binomio RENDER e BME. Il risultato, secondo Crypto Briefing, è stato l’ingresso di circa 60.000 GPU attive quotidianamente distribuite in 180 Paesi nell’arco di sei mesi. La prima tornata di voto ha registrato un consenso schiacciante, vicino al 99%.
È proprio questa integrazione a spiegare l’episodio dell’offerta negativa di GPU citato all’inizio: nonostante l’aggiunta di decine di migliaia di macchine, la domanda ha continuato a superare la capacità. Un caso raro nel settore, che ribalta il luogo comune secondo cui alle reti decentralizzate manca sempre lavoro. Attenzione a non confondere le scale: il nucleo rilevante per Render è quello delle circa 60.000 GPU attive ogni giorno, mentre il network complessivo di Salad conta un numero molto più ampio di nodi registrati nel tempo. La governance, in questo caso, ha fatto entrare in Render un’intera rete parallela con un solo voto.
Per i node operator l’arrivo di Salad ha cambiato le prospettive. Più capacità in rete significa più concorrenza per aggiudicarsi i lavori, ma la domanda record del 2026 ha assorbito l’offerta aggiuntiva, mantenendo interessanti le ricompense in RENDER. È un equilibrio delicato che la governance dovrà continuare a calibrare: se un giorno la capacità superasse stabilmente la domanda, i node operator vedrebbero comprimersi i margini e servirebbe un nuovo voto sulle emissioni per riequilibrare gli incentivi. La lezione della RNP-023 è che una decisione di governance può cambiare in pochi mesi la scala fisica della rete, con effetti diretti su chi mette a disposizione le proprie GPU e, di riflesso, sulla quantità di token bruciati e coniati.
Dispersed e OTOY.ai: la governance incontra i prodotti
La capacità sbloccata dai voti deve poi essere usata, ed è qui che entrano in gioco i prodotti. Il primo è Dispersed, la piattaforma di Render dedicata al calcolo AI (in contrapposizione al rendering 3D classico), lanciata il 12 dicembre 2025. Secondo Messari, il 95% dei pagamenti su Dispersed viene bruciato, un tasso più alto rispetto al rendering tradizionale. La maggior parte dell’uso reale è inferenza, non addestramento, e la distinzione non è banale: l’inferenza favorisce strutturalmente le reti decentralizzate, perché non richiede i grandi cluster sincroni necessari al training dei modelli. Abbiamo analizzato i numeri e il nodo della fiducia in questi carichi nella guida ai costi reali dell’inferenza decentralizzata.
Il secondo prodotto è OTOY.ai, presentato in beta da Jules Urbach durante BlenderCon 2025 e descritto nel resoconto ufficiale di RenderCon 2026 come una piattaforma con oltre 700 modelli AI, ottimizzati per girare su GPU consumer, con RENDER accettato come metodo di pagamento. È un tentativo di legare l’utilità del token alla creazione di contenuti AI quotidiana, non solo al rendering professionale. Sul fronte software, OTOY ha rilasciato Octane 2026, già usato in produzione (per esempio nelle immagini di un video musicale realizzato con i Gaussian splats), con supporto alle nuove GPU NVIDIA della serie 50 Blackwell. RenderCon 2026, tenutasi il 16 e 17 aprile, ha portato sul palco nomi come NVIDIA, WME e Stability AI, mentre il progetto White Rabbit è diventato il primo lavoro Web3 a vincere un Emmy.
Le voci di chi usa la rete aiutano a inquadrare il perché di tutto questo. L’artista 3D Raphael Rau, intervenuto a BlenderCon, ha raccontato di aver ridotto i tempi di un progetto da 11 giorni su una singola GPU a poche ore: «Il merito va dato alla Render Network, perché mi ha permesso di fare tutto questo in una sola settimana». Sul fronte della provenienza dei contenuti, già nel 2024 Urbach aveva definito la collaborazione tra OTOY e partner del settore AI «una pietra miliare che darà forma al futuro di flussi di lavoro e strumenti AI trasparenti e guidati dagli artisti», in un annuncio ufficiale di OTOY. La governance, in fondo, esiste per servire questi casi d’uso concreti.
Il token RENDER: prezzo, offerta e domanda istituzionale
Passiamo ai numeri del token. Secondo CoinGecko, a metà agosto 2026 RENDER vale circa 1,10 euro, con una capitalizzazione di mercato attorno ai 571 milioni di euro e la posizione numero 86 nella classifica generale. L’offerta circolante è di circa 518,77 milioni di token su un totale di 533,53 milioni e un massimo di 644,25 milioni. Il dato che salta all’occhio è la distanza dal picco: il massimo storico in euro, a 12,42 euro, colloca il prezzo attuale circa il 91% più in basso.
| Metrica | Valore (metà agosto 2026) |
|---|---|
| Prezzo | circa 1,10 EUR |
| Capitalizzazione di mercato | circa 571 milioni EUR |
| Volume 24 ore | circa 16,7 milioni EUR |
| Offerta circolante | circa 518,77 milioni RENDER |
| Offerta totale | circa 533,53 milioni RENDER |
| Offerta massima | circa 644,25 milioni RENDER |
| Posizione per capitalizzazione | numero 86 |
| Massimo storico | 12,42 EUR (circa 91% sotto) |
Qui emerge una tensione interessante: l’attività di rete è ai massimi, ma il prezzo resta lontano dai picchi del ciclo precedente. Diversi analisti leggono questo scarto come l’assenza di un catalizzatore di breve termine capace di riconnettere fondamentali e quotazione, in un contesto macro dove i dati sull’inflazione continuano a muovere il rischio, come raccontiamo nell’analisi del CPI del 12 agosto. Sul fronte istituzionale, però, il segnale è diverso: Grayscale ha inserito RENDER tra i sei componenti del suo Decentralized AI Fund, lanciato nel 2025 e riservato a investitori accreditati, come riportato da Crypto Briefing. A inizio gennaio 2026 RENDER pesava circa il 15% del paniere, terzo dopo Bittensor e NEAR; il fondo viene ribilanciato ogni trimestre. Che un gestore tradizionale scelga RENDER come una delle sue esposizioni al tema AI-crypto dice qualcosa sulla percezione di lungo periodo del progetto, al di là della volatilità di prezzo.
Render nella galassia DePIN: Akash, io.net, Nosana
Render non è sola. Appartiene alla famiglia delle reti DePIN (Decentralized Physical Infrastructure Networks) che affittano potenza di calcolo. I concorrenti diretti sono Akash, che gira su una chain propria derivata da Cosmos e usa un modello ad asta inversa per il cloud generico; io.net, aggregatore di cluster GPU su Solana; e Nosana, anch’essa su Solana, focalizzata su inferenza AI e integrazione continua. La tabella confronta la scala approssimativa dei progetti, con i dati di capitalizzazione di CoinGecko a metà agosto 2026.
| Progetto | Token | Chain | Capitalizzazione (circa) | Modello |
|---|---|---|---|---|
| Render | RENDER | Solana | circa 571 milioni EUR | burn-and-mint, rendering e AI |
| Akash | AKT | Cosmos (chain propria) | circa 130 milioni EUR | asta inversa, cloud generico |
| io.net | IO | Solana | circa 42 milioni EUR | aggregatore di cluster GPU |
| Nosana | NOS | Solana | circa 24 milioni EUR | inferenza AI e CI |
Il vantaggio competitivo di Render non sta solo nella capitalizzazione, la più alta del gruppo, ma nella combinazione tra il modello BME, il sistema di provenienza Proof-of-Render e il fossato software di OTOY con Octane, radicato in quindici anni di rendering professionale. Vale la pena tenere il tutto in prospettiva: secondo le analisi di settore di Messari, il benchmark centralizzato CoreWeave, quotato al Nasdaq, ha superato i 2 miliardi di dollari di ricavi in un solo trimestre, mentre l’intero comparto delle GPU decentralizzate resta su ricavi annualizzati stimati in poche centinaia di milioni. Il vantaggio strutturale delle reti DePIN è il prezzo: la stessa fonte segnala che una H100 può costare fino a 18-30 volte meno rispetto ai grandi cloud tradizionali.
I rischi della governance: apatia, concentrazione e centralizzazione
Una governance on-chain non è automaticamente una governance sana. Il primo rischio è l’apatia del voto. Come mostra il caso della RNP-022, la partecipazione può fermarsi a pochi milioni di token su centinaia di milioni in circolazione; raggiungere il quorum del 15% al voto finale è tutt’altro che scontato, e una bassa affluenza significa che gruppi ristretti finiscono per decidere per tutti. Il secondo rischio è la concentrazione: il voto è ponderato per quantità di token, quindi pochi grandi detentori (le cosiddette whale) possono orientare l’esito di una proposta.
Il terzo rischio, più sottile, è la centralizzazione dell’esecuzione. Anche quando il voto è aperto e trasparente, sono la Render Foundation (con sede alle Cayman) e i core contributor legati a OTOY a stabilire l’agenda, redigere molte proposte e implementare quelle approvate. Il potere di scrittura del codice resta concentrato, e con esso il cosiddetto rischio della persona chiave legato alla figura di Urbach. Un ultimo elemento riguarda la storia della migrazione: secondo la scheda di CoinGecko, la vecchia versione RNDR su Polygon è stata dismessa a luglio 2025 dopo un accesso non autorizzato a un contratto, un episodio che ricorda come anche i passaggi tecnici comportino rischi. Nessuno di questi problemi è esclusivo di Render: sono i limiti tipici dei progetti in decentralizzazione progressiva, dove il controllo si sposta dalla società alla comunità un passo alla volta.
Fisco e regole in Italia: Consob, MiCA e l’aliquota al 33%
Dal punto di vista normativo, RENDER si presenta come un token di utilità puro, né ART né EMT, quindi periferico rispetto al cuore del regolamento MiCA, che disciplina soprattutto stablecoin e prestatori di servizi. Le regole rilevano soprattutto al livello delle piattaforme di scambio e della custodia. In Italia il quadro è tracciato dal D.lgs. 129/2024, che assegna a Consob la vigilanza su condotta di mercato e tutela degli investitori e a Banca d’Italia gli aspetti prudenziali e sugli stablecoin, con MiCA a livello europeo e il periodo transitorio che si chiude il 1 luglio 2026. I derivati crypto, come i perpetual, restano fuori da MiCA e ricadono sotto MiFID II, vigilata da Consob.
Sul fronte fiscale, la novità del 2026 è pesante. Come ricostruisce Agenda Digitale, dal 1 gennaio 2026 l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività per le persone fisiche è salita dal 26% al 33%, la franchigia da 2.000 euro è stata abolita e l’aliquota del 26% resta solo per gli stablecoin ancorati all’euro e conformi a MiCA. La tassazione scatta al realizzo, secondo il principio di cassa. Per chi usa Render c’è una sfumatura da tenere d’occhio, non ancora risolta in via definitiva: pagare un servizio di calcolo direttamente in RENDER (per esempio su OTOY.ai) può configurare una permuta, cioè una cessione tassabile del token accanto all’acquisto del servizio. Un tema che vale la pena discutere con un professionista prima di usare il token come mezzo di pagamento abituale.
Domande frequenti
Chi controlla la Render Network?
Nessun singolo soggetto. OTOY sviluppa il software (a partire da Octane), la Render Foundation, nata dallo scorporo da OTOY nel 2023 e con sede alle Cayman, amministra la governance, e i possessori del token RENDER votano le proposte RNP che modificano regole, emissioni e capacità della rete. In pratica OTOY costruisce, la Foundation custodisce le regole, la comunità ratifica le scelte più importanti.
Che cosa sono le RNP e come si vota?
Le Render Network Proposal sono le proposte formali di modifica del protocollo. Passano da una bozza discussa su GitHub e Discord, poi da un voto iniziale di 72 ore a maggioranza semplice e infine da un voto finale di sei giorni sulla piattaforma Nation, che richiede almeno il 50% dei voti favorevoli e un quorum del 15% dell’offerta totale di token. Si vota collegando un wallet compatibile con Solana, come Phantom.
Come funziona il token RENDER e il modello burn-and-mint?
I lavori sulla rete sono quotati in dollari e pagati in RENDER, che vengono bruciati al completamento meno una commissione di circa il 5%. I node operator ricevono in cambio RENDER di nuova emissione, secondo un calendario decrescente deciso dalla governance. Se la domanda cresce e i burn superano le nuove emissioni, l’offerta netta si riduce e il token tende a diventare deflazionistico.
Quanto vale RENDER e quanto è distante dal massimo storico?
A metà agosto 2026 RENDER vale circa 1,10 euro, con una capitalizzazione di circa 571 milioni di euro e la posizione numero 86 per capitalizzazione secondo CoinGecko. Il prezzo resta circa il 91% sotto il massimo storico, fissato a 12,42 euro in valuta europea, nonostante l’attività di rete sia su livelli record.
Come sono tassate in Italia le plusvalenze su RENDER nel 2026?
Dal 1 gennaio 2026 l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività per le persone fisiche è salita al 33%, con la franchigia da 2.000 euro abolita; resta il 26% solo per gli stablecoin ancorati all’euro. La tassazione avviene al realizzo. Pagare un servizio di calcolo direttamente in RENDER può inoltre configurare una permuta, cioè una cessione tassabile del token, quindi conviene confrontarsi con un professionista.
Scritto da Giulia Bianchi, redattrice senior di HOGE Wire, che segue infrastrutture di calcolo decentralizzato, DePIN e governance on-chain.