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● Bitcoin & Layer-1s

RGB Protocol: come Taproot abilita smart contract su Bitcoin

RGB Protocol usa Taproot per portare smart contract e asset nativi su Bitcoin senza toccare il consensus. Il ritorno annunciato di USDT lo porta fuori dalla nicchia tecnica.

Quasi cinque anni dopo la sua attivazione sul blocco 709.632, il 14 novembre 2021, Taproot torna al centro dell’attenzione per un motivo che nel 2021 in pochi avevano previsto: non un nuovo soft fork, ma un’infrastruttura di smart contract costruita sopra il protocollo esistente. RGB, un sistema che convalida i propri contratti quasi interamente fuori dalla blockchain, ha raggiunto il mainnet di Bitcoin nell’estate 2025 e nel 2026 è diventato il binario tecnico scelto da Tether per riportare USDT su Bitcoin dopo oltre un decennio di assenza. Senza Taproot, gran parte di questa architettura non avrebbe modo di esistere: ecco perché, e cosa significa per chi investe o costruisce su Bitcoin.

Questo articolo ricostruisce il legame tecnico tra Taproot e RGB, la storia del protocollo dalle prime idee di Giacomo Zucco al lavoro di Maxim Orlovsky, l’ecosistema di wallet nato attorno al mainnet del 2025, il motivo per cui il ritorno di USDT mette in tensione le regole europee su MiCA, e cosa resta ancora da dimostrare prima che RGB possa essere considerato un’infrastruttura matura.

Il 2026, l’anno in cui RGB è uscito dal laboratorio

Per la maggior parte della sua storia, Taproot è stato raccontato attraverso due lenti: l’efficienza, con transazioni più leggere e script più flessibili, e più di recente il rischio quantistico legato all’esposizione delle chiavi pubbliche nei suoi output. Il tema del 2026 è diverso e riguarda cosa si può costruire sopra Taproot, non cosa gli si può fare contro. In un momento in cui bitcoin tratta poco sopra i 55.800 euro (CoinGecko, dati del 5 agosto 2026), la notizia più interessante sul fronte Taproot non riguarda il prezzo, ma cosa gira sopra il protocollo.

Il 16 luglio 2025 RGB ha raggiunto la versione v0.11.1 e con essa il mainnet di Bitcoin, dopo anni di sviluppo (rgb.info). Due giorni prima, il 14 luglio 2025, un gruppo di aziende tra cui Bitfinex, Fulgur Ventures, Plan B Network, Boosty Labs, Kaleidoswap, Utexo e Bitcoin Tribe aveva fondato la RGB Protocol Association, un’organizzazione no profit di diritto svizzero incaricata di coordinare sviluppo, grant e standard dello schema. Fin qui, una notizia che interessava soprattutto gli sviluppatori.

Quello che ha spostato RGB fuori dalla nicchia tecnica è arrivato circa un anno dopo: l’annuncio che Tether avrebbe portato USDT nativamente su Bitcoin proprio attraverso RGB, con UTEXO come partner tecnico per l’emissione e la distribuzione. Non è un dettaglio da poco: USDT aveva lasciato Bitcoin a partire dal 2019, quando Tether smise di sostenere l’implementazione originaria su Omni Layer per concentrarsi su Ethereum, Tron e altre reti. Il suo ritorno avviene su un binario che nel 2019 semplicemente non esisteva, reso possibile dalla combinazione di UTXO, Lightning Network e, soprattutto, Taproot.

Taproot in breve: Schnorr, MAST e l’attivazione del 2021

Per chi si avvicina all’argomento per la prima volta, vale la pena un ripasso rapido. Taproot è il nome comune con cui ci si riferisce a un pacchetto di tre proposte di miglioramento di Bitcoin, attivate insieme: BIP 340 (firme Schnorr, di Pieter Wuille, Jonas Nick e Tim Ruffing), BIP 341 (l’output Taproot vero e proprio, con l’albero di script MAST, Merkelized Alternative Script Tree) e BIP 342 (Tapscript, il linguaggio di script aggiornato). L’attivazione è avvenuta tramite il meccanismo Speedy Trial, con il lock-in al blocco 687.284 il 12 giugno 2021 e l’attivazione effettiva al blocco 709.632 il 14 novembre 2021 (CoinDesk).

BIPNomeAutori principaliStato
340Firme SchnorrPieter Wuille, Jonas Nick, Tim RuffingAttivo dal 2021
341Taproot (P2TR, MAST)Wuille, Nick, Anthony TownsAttivo dal 2021
342TapscriptWuille, Nick, TownsAttivo dal 2021
327MuSig2Jonas Nick, Tim Ruffing, Elliott JinDeployed
352Silent PaymentsJosie Baker, Ruben Somsen, Sebastian FalbesonerComplete

Gli indirizzi Taproot iniziano con il prefisso bc1p, distinti dal bc1q di SegWit e dalla cifra 1 iniziale degli indirizzi legacy (GitHub). Il beneficio pratico principale è che una spesa Taproot in forma standard, key path, appare sulla blockchain come una singola firma Schnorr, indipendentemente dal fatto che dietro ci sia una chiave singola, un multisig o una condizione più complessa nascosta nell’albero di script. È lo stesso principio che rende possibili le firme a soglia MuSig2 e FROST di cui abbiamo scritto parlando del multisig Bitcoin, ed è lo stesso principio, applicato ai pagamenti anziché alla custodia, dietro le Silent Payments. Questa uniformità visiva sulla blockchain, a prescindere da cosa succeda dietro le quinte, è precisamente ciò che RGB sfrutta per il proprio funzionamento, come vedremo nella prossima sezione.

Il ponte tecnico: perché RGB ha bisogno di Taproot

RGB non è una blockchain, una sidechain o un token nativo. È un protocollo di validazione lato client, client-side validation: lo stato dei contratti, i saldi, le regole di trasferimento, non viene mai trasmesso alla rete Bitcoin e non è mai visibile in chiaro sulla blockchain. Ogni partecipante convalida solo la porzione di storia che lo riguarda direttamente, ricevendola dalla controparte insieme a una prova crittografica. Bitcoin, in questo schema, funziona da notaio: non sa cosa sta notarizzando, ma garantisce che la sequenza temporale e l’unicità delle transizioni di stato siano vere, attraverso il proprio proof of work.

Il meccanismo che lega uno stato RGB a una transazione Bitcoin si chiama single-use seal, un’idea che risale ai lavori di Peter Todd sulla validazione lato client. In pratica, un impegno crittografico, un hash, viene inserito in un output Bitcoin; quando quell’output viene speso, il seal si considera consumato e il nuovo output eredita l’impegno successivo, in una catena che replica, fuori dalla blockchain, la logica stessa delle UTXO.

È qui che entra Taproot. RGB usa due schemi per inserire questo impegno in una transazione: Opret, che sfrutta un vecchio OP_RETURN, e Tapret, che inserisce l’hash in una foglia dell’albero di script di un output Taproot, modificando la chiave pubblica effettiva tramite un tweak (documentazione RGB). Con Tapret, la transazione che porta un trasferimento RGB è indistinguibile, sulla blockchain, da un normale pagamento in bitcoin a chiave singola: stesso formato, stesso peso in byte, nessuna etichetta visibile che segnali un asset o un contratto. Opret funziona anche su indirizzi non Taproot, ma lascia una traccia riconoscibile e più costosa in fee.

In altre parole, Taproot non è la blockchain su cui gira RGB, cosa che non avrebbe senso dato che RGB non ha una blockchain propria, ma è la caratteristica che rende gli impegni RGB invisibili a un osservatore esterno. Senza MAST e senza le firme Schnorr, un impegno Tapret non avrebbe modo di nascondersi dentro una struttura che assomiglia in tutto e per tutto a una spesa Bitcoin ordinaria.

Cos’è RGB Protocol: l’architettura in dettaglio

Al di là del meccanismo di commitment, RGB si presenta come un framework generico per definire regole di stato e di transizione, non un singolo tipo di asset. Le specifiche formali, chiamate schema, descrivono cosa può essere emesso, come si trasferisce, quali condizioni deve rispettare una transizione per essere valida; sopra questo strato generico si costruiscono poi standard applicativi per casi specifici. Sopra il livello generico di stato e transizione, gli sviluppatori possono definire schemi dedicati, per esempio per token fungibili con offerta fissa o variabile, per collezionabili non fungibili o per rappresentazioni di identità: è lo stesso principio per cui su altre blockchain esistono standard come ERC-20 o ERC-721, ma qui la verifica delle regole avviene lato client anziché tramite un contratto eseguito da migliaia di nodi pubblici.

Il progetto rivendica l’assenza totale di terze parti fidate: nessuna federazione di validatori, nessun sequencer, nessun’autorità che possa congelare un saldo o riscrivere la storia di un contratto, un punto di differenza netto rispetto a molte soluzioni di layer 2 basate su bridge o custodi centralizzati. Maxim Orlovsky, che dal 2019 è il principale progettista del protocollo dopo averlo ridisegnato da zero rispetto all’idea originaria del 2016, lo ha descritto come «il primo sistema universale di smart contract distribuiti e validati lato client» ad essere al tempo stesso scalabile, sicuro e formalmente verificabile (BTC Times).

La convalida lato client ha un rovescio della medaglia che vale la pena anticipare qui, prima della sezione dedicata ai rischi: se la storia di un contratto vive nei dispositivi degli utenti anziché su una blockchain pubblica, un utente che perde i propri dati di backup rischia di perdere la capacità di dimostrare la validità del proprio saldo, anche se il seal sottostante su Bitcoin resta intatto. È un modello di sicurezza diverso da quello a cui il pubblico crypto è abituato, più vicino nella filosofia a un registro contabile privato ancorato a un notaio pubblico che a un’esplorazione di blocchi su un block explorer.

Da Giacomo Zucco a Maxim Orlovsky: una storia lunga quasi un decennio

L’idea alla base di RGB non nasce nel 2025. Le prime intuizioni risalgono al 2016, quando l’imprenditore Giacomo Zucco, attraverso la società BHB Network, propose un sistema di asset non basato su una blockchain propria, costruendo sui lavori precedenti di Peter Todd su validazione lato client e single-use seal. Un primo prototipo fu realizzato nel 2017 con il sostegno di Poseidon Group.

Il progetto come lo conosciamo oggi è in larga parte il risultato di un secondo atto. Dal 2019 Maxim Orlovsky, attraverso quella che sarebbe diventata la LNP/BP Standards Association, ha ridisegnato RGB da zero, trasformandolo in un sistema generico di calcolo e smart contract confidenziali; secondo le fonti del progetto, Orlovsky ha scritto o guidato la scrittura di oltre il 95% del codice e degli standard oggi in uso. Il lavoro è stato finanziato in sequenza da iFinex, la società che controlla Bitfinex, e da Fulgur Ventures nella fase 2019-2020, poi da Pandora Core AG, da fondi personali di Orlovsky e da donazioni della comunità.

Tra i primi sostenitori tecnici del progetto figura anche Federico Tenga, oggi R&D strategist di Bitfinex, che presentava già RGB a conferenze come il Plan ₿ Forum nel 2022, anni prima che il protocollo raggiungesse il mainnet. È una traiettoria diversa da molti progetti crypto: quasi un decennio di lavoro pubblico, in gran parte non finanziato da un token proprio, prima di un lancio in produzione.

Il mainnet di luglio 2025 e la RGB Protocol Association

Il 14 luglio 2025 nasce la RGB Protocol Association, organizzazione no profit di diritto svizzero con il compito di coordinare lo sviluppo dello standard, erogare grant, curare la documentazione e rappresentare il protocollo verso l’esterno. Tra i membri fondatori figurano Bitfinex, Fulgur Ventures, Plan B Network, Boosty Labs, Kaleidoswap, Utexo, allora ancora chiamata ThunderStack, Bitcoin Tribe e LNFI, un mix di exchange, fondi di investimento specializzati in Bitcoin e team di sviluppo applicativo.

Due giorni dopo, il 16 luglio 2025, RGB raggiunge la versione v0.11.1 e con essa il mainnet di Bitcoin (rgb.info). Non è, in senso stretto, un evento paragonabile all’attivazione di un soft fork: RGB non richiede alcuna modifica al consenso di Bitcoin e gira interamente sopra la rete esistente. Ma segna il passaggio da specifica sperimentale a software che gestisce valore reale.

Diversi rappresentanti dei membri fondatori hanno commentato il lancio in termini simili, incentrati sull’idea che le applicazioni programmabili non fossero più solo teoria. Viktor Ihnatiuk, allora di Boosty Labs e poi tra i fondatori di UTEXO, ha dichiarato che «Bitcoin ora ha tutto il necessario per applicazioni reali»; Gideon Nweze, dietro il wallet Bitmask di DIBA, li ha descritti come «asset programmabili su Bitcoin, oggi finalmente una realtà».

DataEvento
2016Giacomo Zucco (BHB Network) propone l’idea originaria di RGB
2017Primo prototipo, sostenuto da Poseidon Group
2019Maxim Orlovsky ridisegna il protocollo da zero (LNP/BP Standards Association)
14 luglio 2025Fondazione della RGB Protocol Association in Svizzera
16 luglio 2025Mainnet su Bitcoin, versione RGB v0.11.1
28 agosto 2025Tether annuncia l’intenzione di emettere USDT nativo via RGB
2026UTEXO guida l’esecuzione commerciale del lancio di USDT su RGB

L’ecosistema: wallet, marketplace e infrastruttura

Attorno al mainnet si è formato, nel giro di un anno, un piccolo ma reale ecosistema applicativo.

  • Iris Wallet: wallet non custodial orientato alla privacy, pensato come punto d’ingresso principale per l’utente retail.
  • Bitmask, di DIBA: combina funzioni di wallet e marketplace per asset RGB.
  • Bitcoin Tribe: app mobile per l’emissione di asset pensata per comunità e piccoli emittenti.
  • LNFI Network: estende RGB al Lightning Network per costruire una forma di finanza scalabile sopra i canali di pagamento.
  • KaleidoSwap: ha eseguito il primo scambio atomico tra asset RGB su Lightning nel settembre 2025.

Si tratta ancora, va detto con chiarezza, di un ecosistema di dimensioni contenute rispetto agli standard di Ethereum o Solana: nessuno di questi prodotti ha reso pubblici numeri di utenti attivi paragonabili a quelli dei grandi wallet multi-chain, e buona parte dell’attenzione mediatica ricevuta finora deriva da un singolo evento, l’annuncio di Tether, più che da una crescita organica dal basso. È un punto su cui torneremo nella sezione dedicata ai rischi.

Il catalizzatore del 2026: USDT torna su Bitcoin

USDT aveva già vissuto una vita su Bitcoin: il lancio originario di Tether, nel 2014, avvenne proprio sopra Bitcoin, attraverso il protocollo Omni Layer. Tether abbandonò gradualmente quell’implementazione a partire dal 2019 per concentrare la crescita su Ethereum e, soprattutto, su Tron, dove USDT è oggi lo stablecoin dominante per volume di trasferimenti.

Il 28 agosto 2025 Tether ha annunciato l’intenzione di riportare USDT nativamente su Bitcoin, questa volta attraverso RGB, che nel frattempo aveva da poco raggiunto il mainnet (tether.io). Il CEO di Tether, Paolo Ardoino, ha motivato la scelta in questi termini: «Bitcoin merita uno stablecoin che sia davvero nativo, leggero, privato e scalabile». La frase riassume l’argomento tecnico dietro l’operazione: uno stablecoin emesso via RGB non richiede un token separato per pagare le commissioni di rete, a differenza per esempio di Tron con TRX, e può muoversi anche su Lightning per regolamenti istantanei fuori catena.

L’esecuzione commerciale del progetto è affidata a UTEXO, layer di emissione e distribuzione nato apposta per questo scopo, in precedenza noto come ThunderStack, che ha raccolto un round seed da 7,5 milioni di dollari nel marzo 2026, con la partecipazione della stessa Tether, per costruire API, SDK, strumenti di interfaccia e un ponte di conio operativo. Il co-fondatore di UTEXO, Viktor Ihnatiuk, ha descritto l’obiettivo così: «Abbiamo costruito Utexo perché USDT potesse muoversi su Bitcoin nel modo in cui il denaro dovrebbe muoversi: istantaneamente, privatamente, senza sorprese sui costi» (Bitfinex). Il lavoro tecnico più recente sul protocollo, secondo la stessa fonte, è stato guidato da Federico Tenga.

Al momento in cui scriviamo, il lancio commerciale di USDT su RGB risultava annunciato ma non ancora pienamente operativo su larga scala: le fonti disponibili nell’estate 2026 parlavano di un’attivazione attesa nel giro di poche settimane, con il supporto previsto di Tether Wallet e di alcuni exchange in fase di predisposizione. Vale la pena monitorare la differenza, tipica di molti lanci infrastrutturali in questo settore, tra l’annuncio di un’integrazione tecnica e la sua disponibilità effettiva per un utente retail.

Se e quando il flusso di USDT su RGB raggiungerà volumi significativi, sarà un test reale per l’intera tesi del protocollo: fin qui RGB ha gestito soprattutto asset di nicchia, tra cui token collezionabili ed emissioni sperimentali di piccoli emittenti; uno stablecoin con potenziale domanda istituzionale è un ordine di grandezza diverso in termini di requisiti di affidabilità, liquidità e integrazione con exchange e custodi.

Il paradosso regolatorio: MiCA, l’Italia e i CASP

Il ritorno di USDT su Bitcoin arriva in un momento delicato per lo stablecoin di Tether in Europa. Con l’entrata in vigore piena del regolamento MiCA e la fine del periodo transitorio, USDT è stato progressivamente rimosso dalle piattaforme che operano come CASP, Crypto-Asset Service Provider, nell’Unione, perché Tether non ha richiesto l’autorizzazione come emittente di token collegati ad attività o token di moneta elettronica prevista dal regolamento. In Italia, come nel resto dell’area euro, un exchange autorizzato come CASP non può quindi offrire coppie di trading in USDT ai clienti retail.

Qui sta il paradosso che rende la vicenda RGB interessante oltre l’aspetto tecnico: MiCA regola i fornitori di servizi e gli emittenti centralizzati di token, non il protocollo Bitcoin né i wallet non custodial che vi girano sopra. Un utente italiano che riceve USDT su RGB in un wallet self-custodial come Iris o Bitmask non sta interagendo con un CASP, e quella specifica operazione resta fuori dal perimetro di vigilanza diretta di Consob e Banca d’Italia, gli enti designati dal decreto legislativo 5 settembre 2024 numero 129 per la supervisione MiCA in Italia. È esattamente la stessa distinzione, tra livello di protocollo e livello di servizio regolamentato, di cui abbiamo scritto a proposito della mappa dei CASP autorizzati dopo MiCA: alla fine del periodo transitorio, il 30 giugno 2026, Consob e Banca d’Italia hanno confermato in un comunicato congiunto 9 soggetti abilitati in Italia, 8 CASP più Banca Sella come intermediario bancario notificante (Consob).

Questo non significa che il tema sia irrilevante per la vigilanza italiana: se un CASP autorizzato decidesse di offrire servizi di custodia o conversione su asset RGB, comprese eventuali versioni di USDT emesse su questo binario, tornerebbe pienamente sotto l’articolo 75 di MiCA in materia di custodia e sotto gli obblighi di segregazione patrimoniale e registro delle posizioni. Il punto è più sottile: RGB dimostra che l’infrastruttura tecnica e il perimetro regolatorio possono muoversi a velocità diverse, e che l’efficacia di una norma pensata per i CASP incontra i propri limiti fisiologici quando l’attività si sposta su un livello puramente peer-to-peer.

RGB contro le alternative: Taproot Assets, Ordinals e Runes

RGB non è l’unico tentativo di portare asset programmabili su Bitcoin, e vale la pena collocarlo rispetto alle alternative più note.

Taproot Assets, sviluppato da Lightning Labs, condivide con RGB il principio della validazione lato client e l’ancoraggio a output Taproot, ma se ne differenzia per un dettaglio architetturale importante: si appoggia a server chiamati Universe per la distribuzione e la scoperta delle prove, un livello di infrastruttura semi-centralizzato assente in RGB, che punta invece a uno scambio di prove interamente peer-to-peer. È il binario su cui, a marzo 2026, è stata lanciata una prima versione di USDT su Lightning, gestita in custodia da Cantor Fitzgerald: un modello con un depositario riconoscibile, diverso dall’approccio RGB.

Ordinals e Runes, di cui abbiamo raccontato la nascita nel pezzo dedicato a Taproot, Ordinals e Runes, seguono una logica del tutto diversa: i dati vivono direttamente sulla blockchain di Bitcoin, Ordinals inscrive contenuti arbitrari dentro i witness delle transazioni Taproot, Runes codifica token fungibili nel modello UTXO, il che li rende più semplici da indicizzare e verificare con un normale nodo Bitcoin, ma anche più pesanti in termini di spazio di blocco occupato e meno riservati, dato che ogni operazione è visibile e tracciabile pubblicamente.

RGB si colloca all’estremo opposto su questo spettro: massima riservatezza e leggerezza on-chain, a fronte di una maggiore complessità nella gestione dei dati di stato lato client e dell’assenza di un esploratore di blocchi universale a cui affidarsi per verificare un saldo. Una quarta alternativa, per completezza, è Liquid, la sidechain federata di Blockstream: qui la validazione avviene attraverso un gruppo di funzionari, i cosiddetti functionary, che gestiscono un multisig federato, un modello con garanzie di sicurezza diverse, e in un certo senso più deboli sul piano della decentralizzazione, sia rispetto a RGB sia rispetto a Taproot Assets.

ApproccioDove vive lo statoFiducia richiestaEsempio
RGBFuori catena, validazione lato clientNessuna parte fidata, seal ancorati a UTXO TaprootUSDT via UTEXO, annunciato 2026
Taproot AssetsFuori catena, con server Universe per le proveServer Universe per la scoperta delle prove, non per il controllo dei fondiUSDT-L su Lightning, custode Cantor Fitzgerald
Ordinals e RunesInteramente on-chain, dentro le transazioni TaprootNessuna, dati pubblici verificabili da chiunqueCollezionabili, token fungibili nativi
LiquidSidechain federata separata da BitcoinMultisig federato tra i functionaryAsset tokenizzati, stablecoin su sidechain

Limiti, rischi e critiche

Prima di considerare RGB un’infrastruttura matura, vale la pena elencare con onestà i suoi limiti attuali.

Il primo è la giovinezza del software: un mainnet lanciato nell’estate 2025 ha alle spalle poco più di un anno di utilizzo in produzione, un tempo breve per un sistema che gestisce, o punta a gestire, asset di valore reale come uno stablecoin di Tether. La stessa architettura a validazione lato client, per quanto elegante sul piano teorico, sposta parte dell’onere della sicurezza sull’utente finale: perdere i propri dati di backup può significare perdere la capacità di dimostrare un saldo, un rischio operativo diverso, ma non necessariamente più piccolo, rispetto a perdere una chiave privata.

Il secondo limite è l’esperienza utente. A differenza di un token su Ethereum, che chiunque può verificare con un normale block explorer, un asset RGB richiede che il destinatario disponga del software giusto e riceva attivamente le prove di trasferimento; non esiste un equivalente universale e senza permessi di «cerca questo indirizzo e guarda il saldo». È un compromesso deliberato in favore della riservatezza, ma resta un ostacolo per l’adozione di massa finché wallet come Iris o Bitmask non lo rendono trasparente all’utente non tecnico.

Il terzo è la dimensione ancora contenuta dell’ecosistema, di cui si è detto nella sezione precedente: gran parte della visibilità recente di RGB deriva da un singolo annuncio, quello di Tether, più che da una base di applicazioni ed emittenti diversificata. Se il lancio di USDT dovesse slittare ulteriormente o deludere le aspettative di adozione, il protocollo rischierebbe di restare, ancora per qualche tempo, un caso di studio tecnico più che un’infrastruttura di uso quotidiano.

Infine, resta aperta una domanda di governance: la RGB Protocol Association coordina standard e sviluppo, ma un protocollo che aspira a gestire miliardi di dollari di valore stabile avrà bisogno, con ogni probabilità, di audit di sicurezza indipendenti e ripetuti nel tempo, non solo di un annuncio di mainnet, prima di guadagnarsi la fiducia degli operatori istituzionali.

L’ombra del rischio quantistico

Nessun articolo su Taproot nel 2026 può ignorare del tutto il dibattito sulla sicurezza post-quantistica, anche se qui il tema riguarda Taproot in generale più che RGB in particolare. A marzo 2026 una ricerca di Google Quantum AI ha stimato che rompere lo schema di firma di Bitcoin potrebbe richiedere meno di 500.000 qubit fisici, ben al di sotto delle stime precedenti nell’ordine dei milioni, con un modello d’attacco concreto che ipotizza tra 1.200 e 1.450 qubit logici di alta qualità (CoinDesk). Il punto centrale è che un output Taproot standard espone la chiave pubblica completa fin dalla sua creazione, non solo al momento della spesa, come invece accade con SegWit o gli indirizzi legacy non riutilizzati.

Il tema meriterebbe un articolo a parte, e infatti lo abbiamo affrontato più a fondo parlando di come Taproot e i bitcoin di Satoshi si intreccino nel dibattito su un eventuale congelamento protocollare delle monete vulnerabili. Ai fini di questo articolo, il punto rilevante è che l’esposizione della chiave pubblica riguarda il modo in cui un output Taproot è costruito a livello di protocollo, non il modo in cui RGB lo utilizza: un impegno Tapret eredita lo stesso identico profilo di rischio quantistico di qualsiasi altra spesa Taproot, né più né meno. Non è quindi un problema specifico di RGB, ma è parte della stessa base tecnica su cui l’intero impianto di questo articolo si regge, e vale la pena tenerlo a mente man mano che protocolli come RGB rendono Taproot sempre più centrale nell’uso quotidiano di Bitcoin.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Tre sviluppi meritano di essere seguiti da vicino.

  • Lo stato effettivo del lancio di USDT su RGB: la differenza tra un’integrazione annunciata e una realmente disponibile, con liquidità sufficiente su exchange e wallet, dirà molto sul fatto che RGB stia davvero attraversando la soglia dall’adozione sperimentale a quella commerciale.
  • La risposta degli altri grandi emittenti di stablecoin: se Circle o altri emittenti regolamentati in Europa sperimentassero architetture simili, o se al contrario RGB restasse legato quasi esclusivamente a Tether, cambierebbe molto la lettura di questa fase.
  • La traiettoria regolatoria europea: quanto più cresce il valore che si muove su binari come RGB fuori dal perimetro dei CASP, tanto più è plausibile attendersi che regolatori come Consob o le autorità europee discutano forme di vigilanza indiretta, per esempio sui punti di conversione verso la moneta fiat, senza che questo significhi intervenire sul protocollo stesso, cosa che tecnicamente non sarebbe nemmeno possibile.

Domande frequenti

Cos’è RGB Protocol su Bitcoin?

RGB è un protocollo che permette di emettere e trasferire asset digitali, come stablecoin o token, direttamente sopra Bitcoin senza creare una blockchain separata. Usa la validazione lato client: lo stato dei contratti non viene mai pubblicato sulla blockchain, solo un impegno crittografico ancorato a una transazione Bitcoin. Il protocollo ha raggiunto il mainnet nel luglio 2025 con la versione v0.11.1 ed è oggi coordinato dalla RGB Protocol Association, un’organizzazione no profit svizzera fondata da vari membri dell’ecosistema, tra cui Bitfinex e UTEXO.

RGB ha bisogno di Taproot per funzionare?

Non in senso assoluto: RGB può ancorare i propri impegni anche tramite un vecchio output OP_RETURN, lo schema Opret, ma nella pratica Taproot è la base che rende il protocollo davvero efficace. Lo schema Tapret inserisce l’impegno crittografico in una foglia dell’albero di script di un output Taproot, così che la transazione appaia identica a un normale pagamento in bitcoin. Senza le firme Schnorr e il MAST introdotti da Taproot nel 2021, gli asset RGB sarebbero riconoscibili e più costosi da trasferire.

USDT è già disponibile su RGB nel 2026?

Tether ha annunciato l’intenzione di riportare USDT nativamente su Bitcoin tramite RGB nell’agosto 2025, affidando l’esecuzione commerciale a UTEXO. All’inizio di agosto 2026 il progetto risultava annunciato e in fase di predisposizione tecnica, con un’attivazione descritta dalle fonti disponibili come attesa nel giro di poche settimane, ma non ancora confermata come pienamente operativa su larga scala per gli utenti retail. Vale la pena verificare lo stato aggiornato prima di considerarlo un servizio già pienamente disponibile.

RGB è sicuro quanto un token su una blockchain come Ethereum?

Il modello di sicurezza è diverso, non semplicemente migliore o peggiore. Un token su Ethereum è verificabile pubblicamente da chiunque tramite un block explorer; un asset RGB richiede che l’utente conservi correttamente i propri dati di stato e riceva attivamente le prove di trasferimento dalla controparte, perché quello stato non è mai pubblicato sulla blockchain. È un compromesso a favore della riservatezza che sposta parte della responsabilità di sicurezza sull’utente finale, in un software ancora giovane, in produzione da poco più di un anno.

MiCA regola gli asset emessi su RGB in Italia?

MiCA regola i fornitori di servizi su cripto-attività, i CASP, e gli emittenti centralizzati di token, non il protocollo Bitcoin o i wallet non custodial come Iris o Bitmask. Un privato che riceve un asset RGB in un wallet self-custodial non sta interagendo con un CASP autorizzato, quindi quell’operazione resta fuori dalla vigilanza diretta di Consob e Banca d’Italia. Se in futuro un CASP italiano offrisse servizi di custodia su questi asset, tornerebbe invece pienamente soggetto agli obblighi MiCA, incluso l’articolo 75 sulla custodia.

A cura della redazione di HOGE Wire.

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