h hoge.gg
Subscribe
BTC$67,432.18+2.34%ETH$3,521.44+1.08%SOL$178.62-0.62%BNB$612.30+0.41%XRP$0.6234-0.18%ADA$0.4521+3.12%DOGE$0.1623+1.86%AVAX$38.71-1.24%LINK$17.84+0.92%HOGE$0.00004120+4.21%
BTC$67,432.18+2.34%ETH$3,521.44+1.08%SOL$178.62-0.62%BNB$612.30+0.41%XRP$0.6234-0.18%ADA$0.4521+3.12%DOGE$0.1623+1.86%AVAX$38.71-1.24%LINK$17.84+0.92%HOGE$0.00004120+4.21%
● Regulation & Policy

Tasse crypto 2026: aliquota al 33% e scatta il DAC8

Dal 2026 le plusvalenze crypto sono tassate al 33%, con un'eccezione al 26% per gli e-money token in euro. E con il DAC8 il Fisco vede ogni movimento sugli exchange.

Il 2026 segna la stretta fiscale più netta mai vista per chi in Italia detiene criptovalute. Dal 1° gennaio le plusvalenze realizzate su Bitcoin, Ethereum e la gran parte delle altre cripto-attività non pagano più il 26%, ma il 33%. Nello stesso momento entra in funzione il DAC8, la direttiva europea che obbliga gli exchange a trasmettere all’Agenzia delle Entrate saldi, movimenti e indirizzi dei wallet. Tutto questo mentre Bitcoin viaggia intorno ai 53.700 euro, lontano dai massimi storici sopra i 107.000 euro. Per l’investitore medio cambia poco nella pratica quotidiana, ma cambia molto in dichiarazione. Ecco cosa sapere, con numeri, scadenze e riferimenti normativi.

Dal 2026 l’aliquota sale al 33%

Il cuore della novità è l’aumento dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività, che passa dal 26% al 33%. La misura era già scritta nella Legge di Bilancio 2025 (legge n. 207/2024) e la Legge di Bilancio 2026 l’ha resa pienamente operativa a partire dal 1° gennaio 2026, come confermato dalla stampa specializzata. L’aliquota si applica alle plusvalenze e agli altri proventi realizzati tramite rimborso, cessione a titolo oneroso o permuta rilevante di cripto-attività. Attenzione: la semplice detenzione non fa scattare l’imposta, serve un evento realizzativo.

L’impatto in cifre è immediato. Su una plusvalenza di 100.000 euro, l’imposta passa da 26.000 a 33.000 euro: 7.000 euro in più a parità di guadagno. Non sono mancate le critiche sulla proporzionalità del prelievo, ma la dottrina prevalente considera la misura legittima, coerente con la discrezionalità del legislatore in materia tributaria.

L’eccezione al 26% per gli e-money token in euro

La manovra introduce un sistema a due velocità. Le cripto-attività ordinarie (Bitcoin, Ethereum e la stragrande maggioranza degli altcoin) scontano il 33%. Restano invece al 26% i token di moneta elettronica denominati in euro, cioè le stablecoin qualificabili come e-money token ai sensi del regolamento MiCA. La distinzione, spiegata in dettaglio dagli operatori fiscali, premia gli strumenti a valore stabile e ancorati alla valuta europea.

C’è però un dettaglio che sfugge a molti: convertire una cripto in un e-money token è già di per sé un evento realizzativo. In pratica, se vendi Bitcoin per una stablecoin in euro, in quel momento realizzi la plusvalenza sul Bitcoin, tassata al 33%. Solo i guadagni successivi, maturati sul token in euro, seguiranno l’aliquota agevolata del 26%. La regola premia chi resta in stablecoin, non chi le usa come semplice porto di transito.

Come siamo arrivati fin qui

Fino al 2022 il trattamento fiscale delle criptovalute era una zona grigia. L’Agenzia delle Entrate le assimilava alle valute estere, con rilevanza solo al superamento di una giacenza di 51.645,69 euro per almeno sette giorni lavorativi consecutivi, un criterio incerto e spesso contestato. La svolta arriva con la Legge di Bilancio 2023 (legge n. 197/2022), che crea una categoria autonoma di redditi diversi per le cripto-attività, fissa l’aliquota al 26% e introduce una soglia di esenzione di 2.000 euro l’anno. La Legge di Bilancio 2025 cancella quella soglia dal 1° gennaio 2025 e programma il salto al 33% dal 2026.

Periodo d’impostaAliquota sulle plusvalenzeSoglia di esenzioneRiferimento
Fino al 2022Quadro incerto (assimilazione a valute estere)Rilevanza oltre 51.645,69 euro per 7 giorniInterpretazione TUIR
2023-202426%2.000 euro l’annoLegge 197/2022
202526%Nessuna (soglia abolita)Legge 207/2024
Dal 202633% (26% per gli e-money token in euro)NessunaLegge 207/2024 e Bilancio 2026

Come si calcola la plusvalenza

La plusvalenza è la differenza tra il corrispettivo incassato e il costo o valore di acquisto della cripto ceduta. Quando ci sono acquisti multipli a prezzi diversi, l’Agenzia delle Entrate applica il criterio LIFO (last in, first out): si considerano cedute per prime le quote acquistate più di recente. Come ricordano le guide fiscali di settore, è fondamentale conservare la documentazione di ogni operazione, comprese le commissioni, che concorrono a formare il costo.

Un esempio concreto: acquisti 1 Bitcoin a 40.000 euro e lo vendi a 53.700 euro. La plusvalenza è di 13.700 euro; l’imposta al 33% ammonta a 4.521 euro. Non tutte le operazioni, però, sono realizzative. Ecco la mappa degli eventi fiscalmente rilevanti e di quelli neutri.

  • Vendita di cripto contro euro o altra valuta avente corso legale: rilevante.
  • Conversione di una cripto in un e-money token in euro: rilevante.
  • Utilizzo di cripto per pagare beni o servizi: rilevante.
  • Permuta tra cripto-attività con eguali caratteristiche e funzioni, per esempio Bitcoin scambiato con Ethereum: fiscalmente neutra.

Quadro RW e Quadro RT: gli obblighi in dichiarazione

Chi detiene cripto-attività deve compilare il Quadro RW del Modello Redditi ai fini del monitoraggio fiscale e versare l’imposta sul valore delle cripto-attività, pari allo 0,2% (2 per mille) del controvalore al 31 dicembre. Sui rapporti gestiti da intermediari italiani il prelievo è assolto tramite imposta di bollo, trattenuta direttamente dall’operatore. Le plusvalenze, invece, si dichiarano nel Quadro RT, con l’aliquota del 26% per le operazioni del 2025 e del 33% per quelle realizzate dal 2026.

Le scadenze contano. Il saldo delle imposte sui redditi 2025 va versato entro il 30 giugno 2026, con possibilità di differimento di trenta giorni applicando la maggiorazione dello 0,40%. Il Modello Redditi PF si trasmette in via telematica entro il 31 ottobre, il modello 730 entro il 30 settembre. Da segnalare, infine, che le cripto-attività rientrano nel patrimonio mobiliare rilevante ai fini ISEE, con effetti su bonus e prestazioni legate al reddito.

L’affrancamento: rivalutare per pagare meno

Accanto all’aumento dell’aliquota, il legislatore ha riproposto l’affrancamento, uno strumento pensato per ammorbidire la transizione. Chi lo sceglie può assumere come nuovo costo fiscale il valore delle cripto-attività a una certa data (il 1° gennaio dell’anno di riferimento), versando un’imposta sostitutiva del 18% sulle plusvalenze latenti, in un’unica soluzione oppure in tre rate annuali con interessi. La prima versione, introdotta nel 2023, prevedeva un’aliquota del 14%. Come ricostruito da MilanoFinanza, l’operazione conviene soprattutto a chi ha forti plusvalenze latenti e prevede di vendere in futuro. Trattandosi di un meccanismo a finestra, legato a scadenze precise, conviene verificarne con un professionista la disponibilità per il periodo d’imposta in corso.

DAC8: finisce l’anonimato fiscale

Se l’aliquota pesa sul portafoglio, è il DAC8 a cambiare le regole del gioco. La direttiva UE 2023/2226 è stata recepita in Italia con il decreto legislativo n. 194 del 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 dicembre 2025. Dal 1° gennaio 2026 i prestatori di servizi per le cripto-attività (i CASP, cioè exchange centralizzati, broker, custodian e wallet provider autorizzati nell’Unione) devono raccogliere e verificare i dati dei clienti fiscalmente residenti in Italia.

La prima comunicazione all’Agenzia delle Entrate riguarderà i dati del 2026 e avverrà nel 2027, entro i nove mesi successivi alla chiusura dell’anno d’imposta, come precisa la documentazione della Commissione europea. A quel punto scatterà anche lo scambio automatico tra le amministrazioni fiscali dei Paesi aderenti. Ecco cosa finirà nei report.

  • Codice fiscale e residenza del titolare.
  • Saldi dei conti in cripto-attività.
  • Operazioni di acquisto, vendita e permuta (swap).
  • Indirizzi dei wallet usati per i prelievi.

Il DAC8 è la trasposizione europea del CARF (Crypto-Asset Reporting Framework), lo standard messo a punto dall’OCSE e pubblicato nel luglio 2023. Estende alle cripto-attività lo stesso meccanismo di scambio automatico già in vigore dal 2017 per i conti bancari con il Common Reporting Standard. Fuori dall’Unione decine di giurisdizioni hanno annunciato l’adesione, dagli Stati Uniti al Regno Unito, dalla Svizzera a Singapore.

Consob, MiCA e i controlli di mercato

Sul fronte della vigilanza di mercato il riferimento è il regolamento MiCA, recepito in Italia con il decreto legislativo n. 129 del 2024, che designa Consob e Banca d’Italia come autorità competenti. Alla Consob spettano trasparenza, correttezza dei comportamenti e tutela degli investitori; alla Banca d’Italia il presidio della stabilità e della sana e prudente gestione. Il 30 giugno 2026 si è chiuso il periodo transitorio del MiCA: secondo le rilevazioni di inizio luglio, in Italia risultano nove soggetti abilitati a operare come CASP.

Attenzione a non confondere i piani. Il MiCA disciplina il funzionamento del mercato e i requisiti degli operatori; il DAC8 e la Legge di Bilancio riguardano il Fisco. Sono binari paralleli che, messi insieme, riducono drasticamente gli spazi di opacità per chi opera in cripto.

Cosa conviene fare adesso

La combinazione di aliquota più alta e trasparenza totale rende la pianificazione più importante che mai. Ecco una lista pratica per arrivare preparati.

  • Ricostruire lo storico completo delle operazioni, exchange per exchange, prima che i dati arrivino al Fisco con il DAC8.
  • Riconciliare i propri registri con i report degli exchange, per intercettare eventuali disallineamenti.
  • Valutare con un commercialista se l’affrancamento conviene rispetto alla tassazione ordinaria.
  • Tenere distinte le posizioni in e-money token in euro, tassate al 26%, dal resto del portafoglio.
  • Compilare correttamente i Quadri RW e RT e versare l’imposta sul valore delle cripto-attività.
  • Mettere a bilancio il 33% sulle plusvalenze che si prevede di realizzare nel 2026.

La direzione è ormai chiara: più imposte e più trasparenza. Il 33% pesa, ma è la fine dell’anonimato a cambiare davvero le abitudini di chi investe in cripto-attività. Chi tiene i conti in ordine oggi eviterà sorprese quando, nel 2027, l’Agenzia delle Entrate inizierà a incrociare i dati trasmessi dagli exchange di tutta l’Unione.

A cura della redazione di HOGE Wire.

Share 𝕏 Post Telegram