Libro bianco MiCA: come si offre un token e la prima multa
La prima sanzione MiCA dell'UE ha colpito un libro bianco, non un riciclaggio. Come funziona il regime che regola l'offerta di un token: contenuti, notifica alla Consob, recesso, responsabilità.
La prima sanzione MiCA resa pubblica nell’Unione europea non ha colpito un riciclaggio, una truffa o un exchange fantasma. È arrivata per una comunicazione di marketing diffusa nel momento sbagliato. Il 14 agosto 2026 l’autorità di vigilanza austriaca, la Finanzmarktaufsicht (FMA), ha reso nota una multa da 70.000 euro a Bitpanda: il libro bianco di una cripto-attività era stato notificato in ritardo e un messaggio promozionale era circolato prima che quel documento fosse pubblicato, per giunta privo dell’avviso obbligatorio e dei recapiti richiesti, come riportato da CoinDesk.
Nessuna delle tre contestazioni riguardava il denaro dei clienti, la custodia o l’antiriciclaggio. Riguardavano il modo in cui un token viene descritto e messo sul mercato. È la parte di MiCA di cui si parla meno: non la licenza per prestare servizi (quella che ottiene un exchange o un depositario), ma le regole su chi emette e offre una cripto-attività. Il documento al centro di tutto si chiama libro bianco, o white paper, e MiCA lo ha trasformato da brochure tecnica in atto giuridico con contenuti obbligatori, responsabilità e formato imposti per legge.
A oltre due mesi dalla chiusura del periodo transitorio (1 luglio 2026), con poco più di 340 CASP autorizzati nel See (343 all’11 settembre 2026 secondo il tracker casptracker.eu) e nove soggetti abilitati in Italia, la vigilanza europea si sposta dalle licenze ai contenuti. E mentre negli Stati Uniti si vota sul CLARITY Act e la Federal Reserve si prepara a decidere sui tassi, in una stretta ancora sincronizzata tra Fed e BCE, con Bitcoin intorno ai 67.000 euro (CoinGecko), Bruxelles ha già riaperto il regolamento: la consultazione sulla revisione di MiCA chiude il 30 settembre. Questa guida spiega come funziona il regime del libro bianco: quando serve, cosa deve contenere, cosa protegge davvero e perché la prima multa MiCA è un avvertimento per chiunque voglia lanciare un token in Europa.
Due perimetri: chi presta servizi e chi emette
MiCA disegna due perimetri distinti, ed è facile confonderli. Il primo riguarda i CASP, i prestatori di servizi per le cripto-attività: exchange, custodi, piattaforme di negoziazione, esecutori di ordini. Questi soggetti hanno bisogno di un’autorizzazione dall’autorità nazionale (in Italia la Consob, con parere della Banca d’Italia) e sono la parte di MiCA di cui si discute di più, perché è quella che decide chi può operare. Il secondo perimetro riguarda invece l’emissione e l’offerta: chiunque proponga al pubblico una cripto-attività o ne chieda l’ammissione alla negoziazione deve redigere e pubblicare un libro bianco. Sono due obblighi diversi, che possono ricadere sullo stesso soggetto.
Un exchange che quota un proprio token, per esempio, indossa entrambi i cappelli: è un CASP autorizzato e, al tempo stesso, è la persona che chiede l’ammissione alla negoziazione e che deve quindi predisporre il libro bianco. La licenza dice che sei un operatore affidabile; il libro bianco dice cosa stai vendendo. La distinzione conta perché le due discipline hanno logiche opposte: la licenza è un filtro all’ingresso, con capitale minimo e requisiti organizzativi verificati dall’autorità; il libro bianco, come vedremo, non viene approvato da nessuno. Le stablecoin restano un capitolo a parte, con un regime di libro bianco più severo per i token di moneta elettronica (Titolo IV) e i token collegati ad attività (Titolo III), e con la prospettiva di una moneta pubblica alternativa nel progetto di euro digitale.
Cos’è il libro bianco MiCA (e cosa non è)
Nel gergo cripto degli ultimi dieci anni, il white paper era un documento libero: un misto di visione, matematica e marketing, senza un formato né una responsabilità precisi. MiCA ha preso quella parola e le ha dato uno statuto giuridico. Il libro bianco disciplinato dal Titolo II del regolamento (UE) 2023/1114 (articoli da 4 a 15) è un documento informativo obbligatorio, con contenuti minimi imposti, avvisi standardizzati e un regime di responsabilità civile. Non è una brochure e non è pubblicità: è la fonte ufficiale delle informazioni su cui l’investitore dovrebbe basare la propria decisione.
Il Titolo II copre le cripto-attività diverse dai token collegati ad attività e dai token di moneta elettronica, cioè, in pratica, la maggior parte degli utility token, dei token di comunità e dei token funzionali che non promettono di mantenere un valore stabile. Le regole si applicano dal 30 dicembre 2024, insieme a quelle sui CASP e sugli abusi di mercato. In sostanza, il libro bianco è il passaporto d’ingresso di un token nel mercato europeo: senza di esso, salvo esenzioni, non si può legalmente offrirlo al pubblico né farlo ammettere alla negoziazione presso una piattaforma autorizzata.
Quando serve: offerta al pubblico e ammissione alla negoziazione
Gli obblighi scattano in due situazioni, spesso confuse. La prima è l’offerta al pubblico (articolo 4): quando qualcuno propone di vendere una cripto-attività a una platea indistinta. In questo caso l’offerente deve essere una persona giuridica, deve redigere il libro bianco (articolo 6), notificarlo all’autorità (articolo 8), pubblicarlo (articolo 9), rispettare le regole sulle comunicazioni di marketing (articolo 7) e agire in modo onesto e corretto (articolo 14).
La seconda situazione è l’ammissione alla negoziazione (articolo 5): quando un token viene fatto quotare su una piattaforma di scambio. Qui l’obbligo ricade sul soggetto che chiede l’ammissione e, in sua assenza, sul gestore della piattaforma. È il motivo per cui anche una semplice quotazione, senza alcuna vendita diretta, fa scattare il regime. Il caso limite è quello delle cripto-attività senza un emittente identificabile, come Bitcoin: non esiste un offerente su cui far ricadere gli obblighi, e MiCA prevede allora che sia il gestore della piattaforma, entro certi limiti, a predisporre il libro bianco per l’ammissione, come spiega Osborne Clarke. È una soluzione pragmatica per un mercato nato senza emittenti.
Le esenzioni: quando NON serve il libro bianco
Non tutte le offerte richiedono un libro bianco. L’articolo 4 elenca una serie di esenzioni pensate per non soffocare progetti piccoli o casi particolari. Attenzione, però: esente dal libro bianco non significa esente da tutto. In diversi casi restano in vigore gli obblighi di correttezza e le regole sul marketing, e alcune esenzioni nascondono trappole. L’offerta gratuita, per esempio, non è davvero gratuita se in cambio si raccolgono dati personali o si ottengono servizi; e l’esclusione degli NFT vale solo per token realmente unici e non fungibili, mentre serie ampie o frazionamenti che li rendono di fatto intercambiabili possono rientrare nel perimetro.
| Esenzione dall’obbligo di libro bianco | Soglia o condizione | Nota pratica |
|---|---|---|
| Offerta gratuita | La cripto-attività è offerta a titolo gratuito | Non vale se in cambio si cedono dati personali o servizi |
| Ricompense di rete | Token creati tramite mining o validazione | Tipico dei block reward, senza un offerente |
| NFT unici | Cripto-attività uniche e non fungibili | Esclusi anche dall’ambito; a rischio abuso via frazionamento o serie ampie |
| Cerchia ristretta | Meno di 150 persone per Stato membro | Il conteggio è per singolo Stato |
| Piccole raccolte | Meno di 1.000.000 di euro su 12 mesi | Importo aggregato nell’arco dell’anno |
| Investitori qualificati | Offerta riservata a soli investitori qualificati | Esenzione analoga a quella del prospetto |
Queste soglie ricalcano nella logica quelle che il diritto europeo applica da anni al prospetto per le piccole offerte. La ratio è la stessa: dove il pubblico coinvolto è ristretto, o l’importo è modesto, o gli acquirenti sono professionali, il costo di un documento formale non si giustifica. Ma proprio perché il confine è netto (150 persone, un milione di euro), superarlo anche di poco fa scattare l’intero apparato, e la consultazione europea in corso sta valutando se questi limiti restino adeguati.
Cosa deve contenere: i contenuti obbligatori e l’Allegato I
L’articolo 6 impone il contenuto minimo del libro bianco, dettagliato nell’Allegato I del regolamento. Non è una lista facoltativa di argomenti: sono categorie obbligatorie, e l’omissione di informazioni rilevanti è essa stessa una violazione. Secondo la ricostruzione di Springlex, il documento deve coprire almeno dieci aree.
- Informazioni sull’offerente o su chi chiede l’ammissione alla negoziazione
- Informazioni sull’emittente, se diverso dall’offerente
- Informazioni sul gestore della piattaforma, quando è lui a redigere il documento
- Il progetto legato alla cripto-attività
- L’offerta al pubblico o l’ammissione alla negoziazione
- Le caratteristiche della cripto-attività
- I diritti e gli obblighi collegati
- La tecnologia sottostante
- I rischi
- I principali impatti negativi sul clima e sull’ambiente del meccanismo di consenso
L’articolo 6 chiede inoltre che tutte le informazioni siano corrette, chiare e non fuorvianti, prive di omissioni rilevanti e presentate in forma concisa e comprensibile. Deve esserci una sintesi, redatta in linguaggio semplice, che avverta il lettore di leggere l’intero documento prima di decidere. Il libro bianco va predisposto in un formato leggibile da macchina e nella lingua ufficiale dello Stato membro d’origine oppure in una lingua di uso comune nella finanza internazionale, cioè l’inglese. Sono requisiti apparentemente burocratici, ma toccano la sostanza: la leggibilità da macchina, per esempio, serve a permettere confronti automatici e archivi pubblici consultabili.
Gli avvisi obbligatori: «nessuna autorità ha approvato questo documento»
Il cuore controintuitivo del regime sta in una frase che ogni libro bianco deve riportare in modo evidente. L’articolo 6, paragrafo 3, impone questa dichiarazione: «Il presente libro bianco sulle cripto-attività non è stato approvato da alcuna autorità competente di alcuno Stato membro dell’Unione europea. L’offerente delle cripto-attività è l’unico responsabile del suo contenuto.» In altre parole, il documento deve dire chiaramente che nessun regolatore lo ha vagliato. È l’opposto della logica del prospetto azionario, ed è una scelta deliberata: MiCA non certifica la bontà del token, ma impone che i rischi siano dichiarati.
A questa dichiarazione si aggiungono, con l’articolo 6, paragrafo 5, avvisi di rischio precisi. Il libro bianco deve chiarire che la cripto-attività può perdere in tutto o in parte il proprio valore, che può non essere sempre trasferibile, che può non essere liquida e che, se è un utility token, può non dare accesso al bene o servizio promesso. Soprattutto, deve dire che la cripto-attività non è coperta dai sistemi di indennizzo degli investitori previsti dalla direttiva 97/9/CE né dai sistemi di garanzia dei depositi della direttiva 2014/49/UE. È un punto che torna ogni volta che si parla di custodia delle cripto in banca: la parola banca non porta con sé la stessa rete di protezione di un conto corrente.
L’impronta ambientale: la sezione sostenibilità
Una novità che distingue il libro bianco da qualsiasi documento finanziario tradizionale è la sezione sulla sostenibilità. L’articolo 6 richiede che siano dichiarati i principali impatti negativi sul clima e sull’ambiente del meccanismo di consenso della cripto-attività. Le norme tecniche dell’ESMA hanno tradotto questo obbligo in indicatori concreti: consumo energetico, emissioni di gas serra, uso di risorse, riferiti al modo in cui la rete valida le transazioni.
La distinzione tra i meccanismi pesa molto qui. Una rete proof-of-work, come Bitcoin, ha un profilo energetico diverso da una rete proof-of-stake, come Ethereum dopo il passaggio al Merge. L’obbligo non vieta nulla e non premia nessun modello, ma costringe a mettere nero su bianco un dato che il settore ha a lungo minimizzato, e lo rende confrontabile tra progetti. Per un investitore attento alla sostenibilità, e per gli intermediari che devono rendicontare i propri portafogli, è un’informazione che prima semplicemente non esisteva in forma standardizzata.
Notifica, non approvazione: il modello «notifica e pubblica»
Qui sta il punto che ha fatto inciampare Bitpanda. Il libro bianco non viene approvato: viene notificato. L’articolo 8 impone di trasmettere il documento all’autorità competente dello Stato membro d’origine almeno 20 giorni lavorativi prima della pubblicazione, e stabilisce esplicitamente che le autorità non richiedono un’approvazione preventiva. L’articolo 9 aggiunge che il libro bianco va pubblicato sul sito dell’offerente prima dell’inizio dell’offerta o dell’ammissione, e deve restare disponibile. È il modello «notifica e pubblica»: l’autorità riceve, non benedice.
Quei 20 giorni non sono un vezzo formale. Sono la finestra in cui l’autorità può leggere il documento e, se necessario, chiedere modifiche, sospendere o vietare l’offerta. Saltare la finestra significa privare il regolatore della possibilità di reagire prima che il pubblico sia esposto. In Italia la notifica per le cripto-attività diverse dalle stablecoin va alla Consob, e in particolare alla Divisione Vigilanza Emittenti, come indicato nella sezione MiCAR del sito Consob, in base al decreto legislativo 129/2024 che ripartisce le competenze tra Consob e Banca d’Italia. L’ESMA, dal canto suo, tiene un registro pubblico dei libri bianchi, dei CASP e degli emittenti, così che chiunque possa verificare cosa è stato effettivamente notificato.
| Tipo di cripto-attività | Regime di libro bianco | Autorità italiana di riferimento |
|---|---|---|
| Altre cripto-attività (Titolo II) | Notifica, nessuna approvazione preventiva | Consob (Divisione Vigilanza Emittenti) |
| Token collegati ad attività, ART (Titolo III) | Autorizzazione dell’emittente e libro bianco approvato | Banca d’Italia |
| Token di moneta elettronica, EMT (Titolo IV) | Emittente banca o istituto di moneta elettronica; libro bianco notificato | Banca d’Italia |
Libro bianco contro prospetto: più leggero, ma non più morbido
Il libro bianco è stato pensato per essere più agile del prospetto che accompagna l’emissione di azioni o obbligazioni. Il prospetto, disciplinato dal regolamento (UE) 2017/1129, richiede l’approvazione preventiva dell’autorità, che lo esamina entro 10 giorni lavorativi (20 per gli emittenti alla prima operazione), impone bilanci certificati di norma degli ultimi due esercizi e un formato molto standardizzato. Il libro bianco, come nota lo studio A&O Shearman, si limita alla notifica, non prevede approvazione ed è meno dettagliato.
Più leggero, però, non vuol dire più morbido. La responsabilità civile è reale, le regole sul marketing mordono e la stessa assenza di approvazione è un elemento che va dichiarato, proprio perché l’investitore al dettaglio non scambi il silenzio dell’autorità per un via libera. La tabella seguente riassume le differenze principali.
| Profilo | Libro bianco MiCA | Prospetto (Reg. UE 2017/1129) |
|---|---|---|
| Approvazione preventiva | No, sola notifica | Sì, esame entro 10 giorni lavorativi (20 per esordienti) |
| Tempistica | Notifica 20 giorni lavorativi prima della pubblicazione | Pubblicazione dopo l’approvazione |
| Contenuti | Allegato I, meno standardizzati | Bilanci certificati (2 anni), molto dettagliati |
| Responsabilità | Offerente, organo di gestione e gestore della piattaforma | Emittente e organo di gestione |
| Formato | Leggibile da macchina, con sintesi | Formato standardizzato |
Le comunicazioni di marketing: la regola che ha punito Bitpanda
L’articolo 7 disciplina le comunicazioni di marketing, e qui la logica è ferrea. Il messaggio promozionale deve essere corretto, chiaro e non fuorviante, chiaramente identificabile come marketing, coerente con il libro bianco, e non può essere diffuso prima che il libro bianco sia stato pubblicato. Deve inoltre indicare che un libro bianco è stato pubblicato, dove trovarlo e i recapiti dell’offerente, e riportare la dichiarazione secondo cui nessuna autorità ha approvato il documento. In pratica, prima esce il libro bianco, poi la pubblicità, mai il contrario.
È esattamente la sequenza che Bitpanda ha invertito. Secondo la FMA, ricostruita da CoinDesk e da The Block, le violazioni erano tre: il libro bianco non era stato notificato con i 20 giorni lavorativi di anticipo previsti dall’articolo 8; una comunicazione di marketing era stata diffusa prima della pubblicazione del libro bianco, in contrasto con l’articolo 7; e quella stessa comunicazione era priva della dichiarazione obbligatoria e dei recapiti richiesti. La multa, 70.000 euro, è modesta nell’importo ma pesante nel significato. Bitpanda ha replicato che le contestazioni riguardavano «esclusivamente questioni di tempistica e specifiche formali» attorno alla pubblicazione del libro bianco, di aver predisposto un libro bianco conforme a MiCAR e di aver scelto una conclusione «rapida e concordata» dopo aver corretto i problemi. La FMA non ha reso noto il nome del token coinvolto.
Per un lettore italiano il punto è che le stesse regole valgono per qualunque offerente che notifichi alla Consob. Non è servito un raggiro o un danno agli investitori: sono bastate una sequenza sbagliata e un avviso mancante. In un mercato che per anni ha trattato il white paper come materiale di comunicazione libero, è un cambio di paradigma.
Il diritto di recesso: 14 giorni per ripensarci
Tra le tutele meno note c’è il diritto di recesso dell’articolo 13. Gli investitori al dettaglio che acquistano una cripto-attività diversa dalle stablecoin direttamente da un offerente, o da un CASP che la colloca per conto di quello, hanno 14 giorni di calendario per recedere dall’acquisto, senza costi e senza dover fornire motivazioni. Il termine decorre dalla data dell’accordo di acquisto. È un meccanismo mutuato dalla logica del ripensamento nella vendita a distanza, applicato a uno strumento notoriamente volatile.
Ci sono limiti importanti, spiegati bene in analisi come quella di GoMiCA. Il diritto di recesso non si applica quando la cripto-attività è già ammessa alla negoziazione, cioè sul mercato secondario, dove il prezzo si forma di continuo; e non vale per i token collegati ad attività o di moneta elettronica, che seguono regole proprie. Si tratta quindi di una protezione mirata alla fase di offerta iniziale, quella in cui l’asimmetria informativa tra chi vende e chi compra è più forte. È uno strumento di prudenza che ha senso soprattutto per chi sta ancora decidendo quanta parte del portafoglio destinare a Bitcoin e oro, e non vuole restare intrappolato in un acquisto d’impulso.
La responsabilità civile: chi paga se il libro bianco mente
La dichiarazione secondo cui nessuna autorità ha approvato il documento non è uno scudo. L’articolo 15 stabilisce la responsabilità civile per il contenuto del libro bianco: se questo è fuorviante, inesatto, incoerente o incompleto su informazioni rilevanti, ne rispondono l’offerente, l’emittente o chi ha chiesto l’ammissione, insieme ai membri del loro organo di amministrazione, direzione o vigilanza. La novità rispetto al prospetto è che la responsabilità può estendersi anche ai gestori delle piattaforme di negoziazione che redigono il documento.
L’investitore che si ritiene danneggiato deve dimostrare che l’informazione era incompleta, scorretta, poco chiara o fuorviante e che ha fatto affidamento su di essa nel decidere di acquistare. Non è una prova banale, ma il principio conta: la responsabilità non può essere esclusa con una clausola di esonero, e la dichiarazione di mancata approvazione serve a chiarire che il regolatore non ha vagliato il documento, non a liberare l’offerente dalle proprie colpe. In Italia si innesta sull’ordinaria disciplina della responsabilità civile e sui poteri di vigilanza della Consob, che può chiedere modifiche, sospendere o vietare un’offerta e rendere pubblici gli avvertimenti.
La prima multa MiCA e cosa insegna
Presa da sola, la sanzione a Bitpanda è piccola. Letta nel contesto, è un segnale forte. Dice che le autorità applicheranno anche la parte del regolamento che riguarda la trasparenza e il marketing, non solo quella sulle licenze; che violazioni apparentemente formali (una notifica tardiva, un avviso mancante) bastano a far scattare una sanzione; e che, chiuso il periodo transitorio, l’era dell’enforcement è cominciata. La FMA ha sottolineato che l’essere il primo caso reso pubblico non conferisce alcuno status particolare né alla società né alle violazioni contestate: è, semmai, un promemoria per tutti.
La presidente dell’ESMA Verena Ross ha ripetuto più volte che il corpus di regole MiCA «tutelerà gli investitori solo se applicato in modo effettivo», come ricorda l’ESMA nel proprio materiale ufficiale. Sull’altro versante, uno dei negoziatori del regolamento, l’eurodeputato Ondřej Kovařík, ha avvertito che non si possono «trattare allo stesso modo» i grandi exchange globali quotati negli Stati Uniti e «una piccola startup che avvia un’attività cripto», come riportato in occasione dell’avvio della revisione. Per un piccolo emittente, redigere e mantenere un libro bianco conforme, con la sezione ambientale e gli aggiornamenti, è un costo che pesa in proporzione molto più che per un colosso. È un nodo di proporzionalità che la revisione dovrà affrontare. Per l’Italia, la Consob dispone degli stessi poteri previsti dal decreto 129/2024: nessuna sanzione italiana sul libro bianco è stata resa pubblica finora, ma l’impianto è identico a quello che ha portato alla multa austriaca.
Cosa cambia con la revisione: la consultazione del 30 settembre
Il regime del libro bianco non è scolpito nella pietra. La Commissione europea ha aperto una consultazione mirata sulla revisione di MiCA che si chiude il 30 settembre 2026 alle 23:59 (ora di Bruxelles), con 86 domande, dopo una proroga rispetto alla scadenza iniziale di fine agosto. Come sintetizza FinanceFeeds, l’esercizio tocca l’ambito e le definizioni, le stablecoin, i CASP, la DeFi, lo staking, gli NFT e il trattamento giuridico dei token. Sul fronte del libro bianco, due questioni pesano: se il regime di informativa vada semplificato in nome della competitività, e se i servizi legati agli NFT vadano regolati, chiudendo la scappatoia dell’esenzione per i token unici.
Le risposte alimenteranno le relazioni previste dagli articoli 140 e 142, attese entro il 30 giugno 2027, che potranno accompagnarsi a una proposta legislativa, la cosiddetta MiCA 2.0. Fino ad allora nulla cambia: il 30 settembre non modifica alcuna regola. Ma la direzione è chiara, e si intreccia con quanto accade oltre Atlantico, dove il voto sul CLARITY Act prova a disegnare un confine tra le competenze delle autorità e un proprio regime di informativa per le cripto-attività. Per chi vuole lanciare un token in Europa, il messaggio del 2026 è netto: il libro bianco non è più un esercizio di stile, è il documento su cui si gioca la legalità dell’offerta, e la prima multa lo ha appena dimostrato.
Domande frequenti
Che cos’è il libro bianco (white paper) MiCA?
È il documento informativo che chi offre al pubblico o chiede l’ammissione alla negoziazione di una cripto-attività diversa dalle stablecoin deve redigere, notificare e pubblicare ai sensi del Titolo II di MiCA. Contiene informazioni obbligatorie su emittente, progetto, rischi, tecnologia e impatto ambientale, e non è approvato da alcuna autorità.
L’autorità approva il libro bianco prima della pubblicazione?
No. MiCA prevede un regime di notifica, non di approvazione: il libro bianco va notificato all’autorità competente (in Italia la Consob) almeno 20 giorni lavorativi prima della pubblicazione, ma nessuna autorità lo approva e l’offerente resta l’unico responsabile del contenuto.
Quando non serve un libro bianco?
Non serve, tra l’altro, per offerte gratuite, token creati da mining o validazione, NFT unici e non fungibili, offerte rivolte a meno di 150 persone per Stato membro, offerte sotto 1.000.000 di euro su 12 mesi o riservate a soli investitori qualificati. Restano però in vigore altri obblighi, comprese le regole sul marketing.
Posso restituire una cripto-attività dopo l’acquisto?
Gli investitori al dettaglio che acquistano una cripto-attività diversa dalle stablecoin direttamente dall’offerente o da un CASP che la colloca hanno 14 giorni di calendario per recedere senza costi né motivazioni. Il diritto non si applica quando la cripto-attività è già ammessa alla negoziazione.
Perché Bitpanda è stata multata sotto MiCA?
La FMA austriaca ha comminato 70.000 euro perché un libro bianco era stato notificato in ritardo rispetto ai 20 giorni lavorativi, una comunicazione di marketing era circolata prima della pubblicazione del libro bianco e mancava l’avviso obbligatorio con i recapiti. È la prima sanzione MiCA resa pubblica nell’Unione europea.
Anneke de Vries è redattrice senior per la regolamentazione presso HOGE Wire; segue MiCA, la Consob e la vigilanza europea sulle cripto-attività.