Regulation Crypto: la SEC ritira il voto, regole in stallo
Il 13 agosto la SEC ha annullato all'ultimo il voto su Regulation Crypto, il pacchetto di esenzioni per i token. Senza regole né CLARITY Act, l'enforcement resta la bussola.
Doveva essere il giorno in cui la Securities and Exchange Commission americana smetteva di regolare le crypto a colpi di cause e cominciava a scrivere regole vere. Invece, nel tardo pomeriggio del 13 agosto 2026, a poche ore dalla riunione, la SEC ha cancellato tutto. Il voto su Regulation Crypto, il pacchetto di circa 400 pagine che avrebbe ridisegnato il modo in cui i token vengono emessi e venduti negli Stati Uniti, è saltato con una sola motivazione ufficiale: un imprevisto di calendario. Nessuna nuova data, nessuna spiegazione ulteriore.
Per chi segue la regolamentazione delle crypto, il rinvio non è un dettaglio burocratico. È la conferma che, a metà del 2026, il quadro normativo statunitense resta sospeso su due tavoli bloccati insieme: quello della SEC, che non riesce a portare al voto le proprie regole, e quello del Congresso, dove il CLARITY Act è slittato a settembre. Finché nessuno dei due si sblocca, la vera bussola del settore rimane l’enforcement, cioè la discrezionalità con cui la Commissione decide chi perseguire e chi lasciar stare. Qui spieghiamo cosa conteneva la proposta, perché è saltata e cosa cambia per chi emette o compra token, con lo sguardo di un lettore che vive già dentro un regolamento entrato in vigore, MiCA.
Cosa è successo: il voto annullato all’ultimo minuto
La sequenza è stretta e vale la pena ricostruirla con precisione. La SEC aveva messo in calendario una riunione pubblica aperta per venerdì 14 agosto 2026, con all’ordine del giorno il voto per proporre formalmente Regulation Crypto. Il 13 agosto, intorno alle 16:30 ora della costa Est, l’agenzia ha diffuso l’avviso di cancellazione della riunione, adducendo appunto un problema imprevisto di programmazione. Il testo, un documento di circa 400 pagine, non è stato ritirato: risulta ancora in esame all’Office of Information and Regulatory Affairs (OIRA) della Casa Bianca sotto la sigla RIN 3235-AN38, l’ultimo passaggio prima della pubblicazione. In pratica il pacchetto resta nella pipeline, ma senza una data per il voto che lo farebbe uscire dai cassetti.
La reazione dei mercati è stata sorprendentemente tiepida, segno che gli operatori avevano già scontato l’incertezza. Al momento della scrittura Bitcoin viaggia intorno ai 54.580 euro, in leggero rialzo sulle 24 ore ma ancora circa il 49% sotto il massimo storico di 107.662 euro; Ethereum si aggira sui 1.632 euro. Nessun crollo, nessuna euforia: il rinvio di una regola annunciata da mesi non muove i prezzi quanto muoverebbe una sorpresa vera. Ma sul piano regolatorio il messaggio è pesante, perché prolunga uno stato di limbo che il settore sperava di chiudere proprio ad agosto.
Che cosa è Regulation Crypto e perché conta
Regulation Crypto è il cuore di Project Crypto, il programma con cui la SEC guidata da Paul Atkins vuole voltare pagina rispetto all’era di Gary Gensler. La logica di fondo, ripetuta in ogni discorso pubblico, è passare dalla cosiddetta regolazione tramite enforcement, cioè dettare le regole attraverso le cause, a regole scritte in anticipo e conoscibili. Atkins ha sintetizzato la filosofia in una frase diventata quasi uno slogan interno all’agenzia: il compito di un regolatore è tracciare linee chiare con parole chiare.
L’idea è stata anticipata due volte nella primavera 2026, in particolare nel discorso al DC Blockchain Summit del 17 marzo intitolato Regulation of Crypto Assets: A Token Safe Harbor, dove Atkins ha delineato i tre pilastri della proposta. Il presupposto teorico lo aveva costruito la commissaria Hester Peirce, da anni promotrice di un porto sicuro per i progetti in fase di sviluppo. Il salto dal discorso al testo normativo vero e proprio è ciò che sarebbe dovuto avvenire il 14 agosto. Non è avvenuto, e questo lascia in piedi un paradosso: gli Stati Uniti hanno una visione dichiarata, la ripetono da un anno, ma non riescono a trasformarla in una norma vincolante.
Le tre corsie del safe harbor
Il pacchetto ruota attorno a tre corsie distinte per chi vuole raccogliere capitali emettendo token senza incappare automaticamente nella definizione di titolo. La prima è un’esenzione per le startup: consente di raccogliere fino a circa 5 milioni di dollari con un’informativa in stile whitepaper, per un massimo di quattro anni. La seconda è un’esenzione di raccolta più ampia, fino a 75 milioni di dollari in dodici mesi, sul modello della Regulation A+ già usata per l’equity crowdfunding, in cambio di bilanci certificati e rendicontazione semestrale alla SEC. La terza, la più discussa, è un safe harbor sul contratto di investimento: un token può uscire dalla classificazione di security una volta che la rete raggiunge criteri di decentralizzazione sufficienti.
Perché servono corsie nuove, se negli Stati Uniti esistono già esenzioni come la Regulation D o la Regulation Crowdfunding? Perché quei regimi sono stati pensati per azioni e obbligazioni, non per beni digitali che circolano su mercati secondari fin dal primo giorno. Un token si comporta diversamente da una quota societaria, e applicargli in modo meccanico le regole dell’equity ha prodotto anni di contenzioso. Regulation Crypto prova a costruire un binario dedicato, con obblighi informativi calibrati sul whitepaper anziché sul prospetto tradizionale.
| Corsia | Tetto di raccolta | Requisiti principali | Orizzonte |
|---|---|---|---|
| Esenzione startup | circa 5 milioni di dollari | informativa in stile whitepaper | fino a 4 anni |
| Esenzione di raccolta | fino a 75 milioni di dollari in 12 mesi | bilanci certificati, rendicontazione semestrale (modello Regulation A+) | ricorrente |
| Safe harbor sul contratto di investimento | non pertinente | rete autonoma, sforzi manageriali essenziali cessati, criteri di decentralizzazione | uscita dalla definizione di security |
Sul valore strategico della manovra si è espresso Jaret Seiberg, managing director del Washington Research Group di TD Cowen, tra gli analisti di policy più seguiti a Wall Street. Secondo Seiberg si tratta di una regolamentazione potenzialmente decisiva, perché mira a costruire un regime di informativa e conformità su misura per i contratti di investimento legati alle crypto; il safe harbor, ha spiegato, permetterebbe a uno sponsor di vendere token nella fase iniziale di sviluppo della rete senza che quei token siano considerati titoli. È esattamente il nodo su cui la SEC ha combattuto in tribunale per anni: il momento in cui un token smette di essere un contratto di investimento e diventa una semplice merce digitale.
La separation: quando un token esce dalla definizione di security
Il safe harbor non nasce dal nulla. Poggia sul concetto di separation introdotto nell’interpretazione congiunta SEC-CFTC del marzo 2026, il documento che ha riordinato la classificazione delle cripto-attività e stabilito che la maggior parte dei crypto asset non è di per sé un titolo. Quella interpretazione parte dal test di Howey, la sentenza della Corte Suprema del 1946 che definisce un contratto di investimento come l’aspettativa di profitto derivante dagli sforzi altrui, e ne trae una conseguenza pratica: un token può nascere avvolto in un contratto di investimento (per esempio quando un team promette sviluppi futuri) e poi liberarsene quando quelle promesse sono state mantenute o abbandonate e la rete cammina da sola.
Il criterio decisivo diventa quindi la presenza o meno di sforzi manageriali essenziali su cui gli acquirenti fanno affidamento per il profitto. Il testo del safe harbor lo traduce in una condizione operativa: l’uscita scatta quando il team fondatore ha completato o cessato in modo permanente quegli sforzi e la rete opera in autonomia. È una zona grigia enorme, perché stabilire quando un progetto è davvero decentralizzato è tutt’altro che banale, soprattutto per le reti che vendono servizi di calcolo o dati. Il tema tocca da vicino i token di infrastruttura, dai marketplace di potenza GPU alle reti di inferenza: chi ha seguito la vicenda di Render e delle reti GPU decentralizzate sa quanto sia difficile dire dove finisce lo sforzo del team e dove comincia l’automatismo del protocollo. Il safe harbor prova a mettere una soglia su una realtà che soglie nette non ne ha.
Cosa resta fuori: mining, staking e airdrop
Uno dei punti che il nuovo indirizzo della SEC ha già chiarito, indipendentemente dal voto saltato, riguarda le attività che non fanno di un token un titolo. Nell’interpretazione di marzo e nelle dichiarazioni dello staff, il mining è trattato come compenso per un lavoro amministrativo, non come partecipazione a un profitto comune; le ricompense da staking sono compenso, non dividendo, purché il fornitore non abbia discrezionalità sui rendimenti; gli airdrop restano fuori dalla definizione di security se non c’è una controprestazione negoziata; il wrapping è ammesso se strettamente coperto uno a uno. È la linea che Peirce ha riassunto nel titolo del suo intervento del maggio 2025, Providing Security is not a Security, un gioco di parole sul doppio significato di security, sicurezza e titolo finanziario.
Per il mondo Bitcoin questa è la parte meno controversa. Chi estrae blocchi fornisce sicurezza alla rete e viene remunerato con nuove monete e commissioni; è un’attività industriale, non un’offerta di titoli, e il fatto che la difficoltà di rete continui a muoversi al ritmo dell’hashrate, come raccontiamo nell’analisi sul termostato del mining che si raffredda, non ha nulla a che vedere con Howey. La distinzione è importante perché evita che l’incertezza sui token di startup si estenda ad attività che non ne hanno bisogno. Ma resta una guida di staff, non una regola vincolante: nessun giudice è tenuto a seguirla e una futura Commissione potrebbe ritirarla.
Perché il voto è saltato: le ipotesi sul tavolo
L’agenzia ha parlato solo di un imprevisto di calendario, e conviene non andare oltre i fatti. Ma il contesto aiuta a capire la fragilità del momento. La Commissione siede oggi con tre membri su cinque: il presidente Atkins, il commissario Mark Uyeda e Hester Peirce, mentre i due seggi di nomina democratica sono vacanti dall’uscita di Caroline Crenshaw nel gennaio 2026. Con un collegio così ridotto ogni voto pesa, e Peirce, che di Regulation Crypto è l’anima, ha annunciato che lascerà la SEC nel novembre 2026 per una cattedra universitaria. Ogni settimana persa avvicina la sua uscita e riduce il margine per approvare la proposta con la maggioranza attuale.
C’è poi chi legge il rinvio come un ulteriore spostamento di baricentro verso la Commodity Futures Trading Commission. Da quando SEC e CFTC hanno firmato un memorandum d’intesa l’11 marzo 2026 e la CFTC, guidata dal presidente Michael Selig (ex capo consulente della Crypto Task Force della stessa SEC), ha lanciato il suo Crypto Sprint, molte competenze sulle merci digitali e sui derivati stanno migrando verso l’agenzia dei futures. Se la SEC non riesce a fissare le regole sulle offerte di token, il rischio è che il vuoto venga riempito altrove. Sono letture, non certezze: la motivazione ufficiale resta il calendario. Ma spiegano perché un rinvio apparentemente tecnico abbia fatto notizia.
Il Crypto Sprint della CFTC, avviato nell’estate 2025, punta su tre binari: portare il trading spot regolato sui mercati a contratto designati, riconoscere le stablecoin e i collateral tokenizzati come garanzia, e scrivere regole per la blockchain nei mercati dei derivati. È un’agenda che, se la SEC resta ferma, rischia di diventare il baricentro pratico della regolamentazione crypto statunitense, spostando potere da un’agenzia all’altra senza che nessuno lo decida in modo esplicito.
La pipeline normativa: AN38, AN48 e AN49
Regulation Crypto non viaggia da sola. Nell’agenda regolatoria della SEC ci sono tre distinti procedimenti crypto, identificati dai rispettivi RIN, tutti fermi alla fase di proposta. AN38 è appunto Regulation Crypto, il pezzo sulle offerte e sul safe harbor. AN48 riguarda i requisiti patrimoniali e la tutela dei clienti per i broker-dealer, cioè le regole tecniche (net capital e customer protection) che servono a chi vuole custodire crypto per conto terzi in modo conforme. AN49 tocca la struttura di mercato, con modifiche all’Exchange Act pensate per le piattaforme di negoziazione alternative e per le borse. Insieme, dovrebbero comporre il rulebook che oggi manca.
| RIN | Ambito | Stato (agosto 2026) |
|---|---|---|
| 3235-AN38 | Regulation Crypto: offerte di token e safe harbor | all’OIRA; voto del 14 agosto annullato |
| 3235-AN48 | requisiti patrimoniali e custody per broker-dealer (regole 15c3-1 e 15c3-3) | fase di proposta, NPRM non pubblicato |
| 3235-AN49 | struttura di mercato: modifiche all’Exchange Act per ATS e borse | fase di proposta, NPRM non pubblicato |
Vale la pena ricordare cosa significa NPRM: Notice of Proposed Rulemaking, cioè la pubblicazione della bozza che apre il periodo di consultazione pubblica. Anche se il voto del 14 agosto fosse andato in porto, avrebbe solo autorizzato la pubblicazione della proposta, non le regole definitive. Tra bozza, commenti, revisione e voto finale passano mesi, spesso più di un anno. Con il rinvio, molti studi legali suggeriscono di non dare più per acquisita la pubblicazione della bozza entro il 2026 e di ragionare su un NPRM nel 2027, con regole definitive non prima della metà del 2028 seguendo i tempi ordinari del procedimento amministrativo. Lo stallo, insomma, non è di giorni ma potenzialmente di anni.
Il CLARITY Act verso il voto di settembre
Il secondo tavolo bloccato è il Congresso. Il CLARITY Act, la legge sulla struttura del mercato che dovrebbe spartire le competenze tra SEC e CFTC per via legislativa (e non tramite discorsi o cause), resta impigliato al Senato. Il leader della maggioranza John Thune ha depositato la mozione per procedere sul provvedimento, avviando la procedura di cloture, ma il calendario ha imposto un rinvio: il Senato non voterà prima della pausa estiva. La ripresa dei lavori è fissata al 14 settembre e un primo voto procedurale è atteso intorno alla metà del mese.
Vale la pena ricordare cosa farebbe il CLARITY Act se passasse: stabilirebbe per legge quando un crypto asset è una merce digitale di competenza della CFTC e quando è un titolo di competenza della SEC, mettendo fine alla guerra di giurisdizione che ha segnato gli ultimi anni. È il tassello che né i discorsi della SEC né l’interpretazione di marzo possono fornire da soli, perché solo una legge vincola in modo stabile entrambe le agenzie e resiste ai cambi di amministrazione. Per questo il voto di settembre pesa più di quanto suggerisca il tecnicismo della procedura di cloture.
La matematica resta ostica. Per la cloture servono 60 voti; i Repubblicani ne controllano 53, quindi occorre convincere circa sette senatori democratici. Le trattative sono ferme su tre nodi: le clausole etiche e sui conflitti di interesse (con lo sfondo dei guadagni crypto legati alla famiglia Trump), la protezione penale per gli sviluppatori di software non custodial, e il rendimento sulle stablecoin, dove è in gioco un flusso di ricavi consistente per exchange come Coinbase. Le probabilità di approvazione entro il 2026, misurate dai mercati predittivi, restano basse, in un intervallo che a inizio agosto oscillava indicativamente tra il 15 e il 30%. È un rinvio, non una bocciatura, ma il tempo stringe: dopo il 14 settembre restano pochi giorni utili prima delle pause elettorali. Chi vuole il contesto di come si è arrivati fin qui può rileggere la nostra analisi su CLARITY Act e ritorno alla SEC.
Enforcement: cosa succede finché le regole restano ferme
Ecco il punto che rende la storia importante ben oltre gli addetti ai lavori. Senza una regola della SEC e senza una legge del Congresso, il regime de facto che governa le crypto negli Stati Uniti resta fatto di due ingredienti: l’interpretazione congiunta del marzo 2026 (guida non vincolante) e la discrezionalità dell’enforcement. La nuova direzione della Divisione Enforcement, guidata da David Woodcock dal maggio 2026, ha promesso un ritorno alle basi, con un approccio di qualità più che di quantità e priorità ai casi ad alto impatto sugli investitori. Atkins parla apertamente di aver messo fine alla regolazione tramite enforcement. Ma discrezionalità significa anche imprevedibilità: ciò che una Commissione decide di non perseguire oggi, un’altra potrebbe perseguire domani.
I numeri aiutano a misurare il cambiamento. Sotto Gensler, tra l’aprile 2021 e la fine del 2024, la SEC aveva avviato 125 azioni legate alle crypto per circa 6,05 miliardi di dollari di sanzioni; nell’anno fiscale 2025 le azioni crypto sono scese a 13, un calo di circa il 60% rispetto alle 33 dell’anno prima, con sanzioni sui digital asset intorno ai 142 milioni di dollari. La lettura corretta non è che la SEC abbia disarmato, ma che ha smesso di trattare la mancata registrazione come un reato di massa, concentrandosi sulla frode conclamata.
Un equivoco da evitare è pensare che la SEC abbia smesso di colpire. La ritirata riguarda la teoria della registrazione (l’idea che quasi ogni token fosse un titolo non registrato), non la frode. Il caso Terraform resta il monito più eloquente: la società di Do Kwon ha chiuso con un patteggiamento complessivo da circa 4,47 miliardi di dollari dopo il crollo di UST. Nel 2026 la Commissione ha continuato a perseguire schemi fraudolenti, dai finti bot di trading basati sull’AI (come il caso Fuller, circa 12,3 milioni di dollari sottratti a 150 investitori) a raccolte fasulle. Persino il contenzioso simbolo dell’era precedente, il caso contro Justin Sun e Tron, si è chiuso a marzo 2026 con un accordo da 10 milioni di dollari e l’archiviazione delle accuse personali. La frode resta frode; è la creatività interpretativa a essere in pausa. Chi vuole il quadro d’insieme di questa svolta può leggere la nostra ricostruzione su l’enforcement SEC del 2026.
Il nodo Peirce e una Commissione dimezzata
La partita si gioca anche sulle persone. Con due seggi vacanti e Peirce in uscita a novembre, la finestra per approvare Regulation Crypto con la composizione attuale si restringe di settimana in settimana. Nessun successore alla guida della Crypto Task Force è stato ancora nominato; circolano nomi (tra cui quello di Ammon Simon, ex consigliere della stessa Peirce), ma vanno trattati come speculazioni finché non c’è un annuncio formale. La sostanza è che l’organo che dovrebbe scrivere le regole è al minimo dei suoi effettivi proprio nel momento in cui gli si chiede lo sforzo maggiore.
Sullo sfondo pesa una questione più profonda, di tenuta istituzionale. Con la sentenza Trump v. Slaughter del giugno 2026 la Corte Suprema ha rimosso la protezione che rendeva difficile rimuovere a piacimento i vertici delle agenzie indipendenti. Sul piano immediato cambia poco, perché la guida attuale è già allineata all’amministrazione; ma cambia molto sulla durata: la svolta favorevole alle crypto del 2025-2026 perde la corazza che la faceva sembrare irreversibile. Un futuro presidente, o un futuro presidente della SEC, avrebbe oggi molte meno barriere legali per invertire la rotta. È il motivo per cui una regola scritta, difficile da smontare, varrebbe molto più di una guida di staff facilmente revocabile: e proprio quella regola scritta è ciò che il 14 agosto è di nuovo sfumato.
Mercati e contesto macro
Il fatto che il rinvio non abbia mosso i prezzi dice qualcosa sullo stato d’animo del mercato. A metà agosto Bitcoin resta lontano dai massimi, in una fase in cui la variabile dominante non è più la classificazione dei token ma la liquidità globale e le mosse della Federal Reserve. Un dollaro debole tende a sostenere gli asset di rischio, e chi segue la relazione tra valuta americana e crypto la ritrova nella nostra bussola sull’indice del dollaro nel 2026. In questo contesto una regola in più o in meno negli Stati Uniti conta, ma conta meno di una riunione della banca centrale.
Non è un caso che l’attenzione degli operatori a fine estate sia rivolta più ai dati macro che alle sigle dei RIN. L’andamento dell’inflazione, e la sua lettura come freno o come spinta per l’adozione crypto, muove i portafogli più di un ordine del giorno della SEC, come abbiamo argomentato nell’analisi sugli shock di prezzo e l’adozione crypto. Questo non significa che la regolamentazione sia irrilevante: significa che il suo effetto si vede sui tempi lunghi, sulle scelte di dove aprire una società o quotare un prodotto, più che sulla candela giornaliera.
Lo specchio europeo: MiCA ha già il suo regolamento
È qui che lo sguardo italiano cambia la prospettiva. Mentre gli Stati Uniti non riescono a portare al voto né una regola né una legge, l’Unione Europea ha già il suo rulebook: MiCA, il regolamento sui mercati delle cripto-attività, è in vigore e le sue disposizioni sui prestatori di servizi sono operative da fine 2024. Il periodo transitorio si è chiuso il 1 luglio 2026 in gran parte dell’Unione, Italia compresa. In pratica, la domanda che a Washington è ancora aperta (quando un token è un titolo, e con quali esenzioni) in Europa ha una risposta scritta, per quanto imperfetta: categorie statutarie definite dal legislatore, non caso per caso da un giudice.
In Italia l’attuazione è affidata al decreto legislativo 5 settembre 2024 numero 129, che assegna la condotta di mercato alla Consob e i profili prudenziali e sulle stablecoin alla Banca d’Italia. Al termine del transitorio, Consob e Banca d’Italia hanno indicato i soggetti abilitati a operare; a livello europeo il registro ESMA conta ormai oltre 300 CASP autorizzati, con il meccanismo del passaporto che rende valida in tutta l’area l’autorizzazione ottenuta nel Paese d’origine. Sul fronte delle stablecoin, MiCA impone che l’emittente di un token di moneta elettronica sia una banca o un istituto di moneta elettronica, un requisito che ha già ridisegnato l’offerta: il confronto con il modello americano è al centro della nostra analisi su stablecoin in euro e regole MiCA. La differenza di metodo, sintetizzata nella tabella qui sotto, è il vero titolo di questa vicenda.
Il confronto non è tutto a favore dell’Europa. MiCA lascia fuori i derivati, che restano sotto MiFID II: l’ESMA ha ricordato a febbraio 2026 che i perpetual futures crypto sono a tutti gli effetti dei CFD, con leva al dettaglio limitata a 2:1, molto lontana dalle leve offerte dalle piattaforme offshore. E la stessa architettura di vigilanza è in discussione: Consob, insieme all’AMF francese e alla FMA austriaca, ha proposto una supervisione diretta dell’ESMA sui CASP più grandi, segno che nemmeno il modello europeo è considerato definitivo.
| Dimensione | Stati Uniti | UE / Italia |
|---|---|---|
| Fonte delle regole | test giurisprudenziale di Howey (1946) e proposta non ancora approvata | regolamento MiCA, già in vigore |
| Classificazione dei token | caso per caso, spesso in tribunale | categorie statutarie (ART, EMT, altri) |
| Autorità | SEC e CFTC (perimetri in via di definizione) | Consob (condotta) e Banca d’Italia (prudenziale/stablecoin) |
| Derivati crypto | in discussione | MiFID II, leva al dettaglio 2:1 (ESMA) |
| Stato nel 2026 | doppio stallo, regola e legge | periodo transitorio chiuso il 1 luglio |
Cosa significa per chi lancia un token
Per un fondatore statunitense, il rinvio del 14 agosto significa restare nel limbo. Senza il safe harbor approvato, chi vuole emettere un token continua ad affidarsi alla guida non vincolante di marzo e a convivere con il rischio di un’analisi Howey caso per caso, in cui il confine tra promessa di sviluppo e rete autonoma resta sfumato. Le tre corsie (5 milioni con whitepaper, 75 milioni sul modello Regulation A+, uscita per decentralizzazione) esistono sulla carta ma non nell’ordinamento: pianificare una raccolta assumendo che siano già legge sarebbe imprudente.
Per un fondatore o un investitore che opera dall’Italia, il riferimento è invece MiCA, con obblighi già definiti. Vale la pena tenere a mente alcuni punti pratici:
- l’emissione di cripto-attività diverse da ART ed EMT richiede la pubblicazione di un white paper conforme e la notifica all’autorità competente;
- i servizi (scambio, custodia, gestione di piattaforme) richiedono l’autorizzazione come CASP, ottenibile in un Paese dell’area e valida con passaporto in tutta l’Unione;
- le stablecoin non conformi restano fuori dai listini al dettaglio dei principali exchange europei;
- i derivati crypto (futures, perpetual, CFD) non rientrano in MiCA ma nella MiFID II, con leva al dettaglio limitata a 2:1 secondo l’indirizzo ESMA;
- gli obblighi antiriciclaggio si applicano a ogni CASP, senza soglie di esenzione.
Il paradosso è evidente: chi progetta un token pensando al mercato globale si trova con un quadro più chiaro (anche se più stringente) in Europa che negli Stati Uniti, dove pure vive la maggior parte dell’innovazione. È un vantaggio competitivo che l’Unione ha conquistato semplicemente arrivando prima al traguardo legislativo.
C’è anche una dimensione operativa che i fondatori non possono ignorare. Negli Stati Uniti, in assenza di regole chiare, la scelta della struttura societaria e della giurisdizione di lancio resta guidata dal rischio legale più che dalla convenienza, e molti progetti hanno preferito fondazioni all’estero proprio per aggirare l’incertezza sul se e quando un token diventi un titolo. In Europa, MiCA offre una risposta procedurale: autorizzazione, white paper, notifica e passaporto. Non è un percorso a costo zero, ma è un percorso conoscibile, e per chi deve pianificare una raccolta la prevedibilità vale quanto l’aliquota fiscale.
Le tre date da segnare in agenda
Guardando avanti, il calendario dei prossimi mesi si riduce a tre appuntamenti. Il primo è la nuova data della riunione SEC per proporre Regulation Crypto: alcuni osservatori la attendono a inizio settembre, ma l’agenzia non ha comunicato nulla e non è escluso che l’attesa si allunghi. Il secondo è il voto procedurale del Senato sul CLARITY Act intorno al 15 settembre, con la solita incognita dei numeri. Il terzo, meno visibile ma decisivo, è lo stato del testo AN38 all’OIRA: finché resta lì senza voto, il pacchetto è tecnicamente vivo ma politicamente sospeso.
Se nessuno di questi tre passaggi si sblocca, lo scenario più probabile è che la regolamentazione scritta slitti al 2027, con l’uscita di Peirce a novembre a togliere alla proposta il suo sponsor più convinto. Nel frattempo il settore continuerà a muoversi in un regime ibrido, fatto di guide di staff e di enforcement selettivo, dove le regole si conoscono più leggendo i patteggiamenti che i regolamenti. Per il lettore europeo la lezione è quasi rovesciata rispetto al racconto abituale: sulla certezza normativa, oggi, è Bruxelles ad avere l’ordine del giorno più chiaro, e Washington a rincorrere.
Domande frequenti
Che cos’è Regulation Crypto della SEC?
Regulation Crypto è il pacchetto di regole proposto dalla SEC (sigla RIN 3235-AN38) che introdurrebbe tre corsie di esenzione per le offerte di token: un’esenzione per startup fino a circa 5 milioni di dollari, un’esenzione di raccolta fino a 75 milioni in dodici mesi e un safe harbor che consente a un token di uscire dalla definizione di security quando la rete è sufficientemente decentralizzata. Il 13 agosto 2026 la SEC ha annullato il voto previsto per proporlo formalmente.
Perché la SEC ha ritirato il voto del 14 agosto?
La SEC ha cancellato la riunione pubblica del 14 agosto nel pomeriggio del 13 agosto, citando solo un imprevisto di calendario, senza fornire una nuova data né ulteriori spiegazioni. Il testo di circa 400 pagine resta all’esame dell’OIRA della Casa Bianca sotto la sigla RIN 3235-AN38 e non è stato ritirato dalla pipeline normativa.
Che cos’è il safe harbor per i token?
È la corsia che permette a un token di non essere considerato un contratto di investimento, cioè una security, una volta che il team fondatore ha completato o cessato in modo permanente gli sforzi manageriali essenziali e la rete opera in modo autonomo secondo criteri di decentralizzazione. Fino all’approvazione del regolamento, però, resta soltanto una proposta e non una norma vincolante.
Quando vota il Senato sul CLARITY Act?
Il Senato rientra dalla pausa il 14 settembre 2026 e un primo voto di cloture è atteso intorno al 15 settembre. Servono 60 voti: i Repubblicani ne hanno 53, quindi occorrono circa sette senatori democratici. Le probabilità di approvazione entro il 2026, secondo i mercati predittivi, restano basse.
Come cambia la situazione per chi investe in crypto in Italia?
Per un investitore italiano il quadro di riferimento resta MiCA, già in vigore, con Consob e Banca d’Italia come autorità e i CASP autorizzati sul registro ESMA. Le vicende della SEC contano soprattutto per i token e le piattaforme statunitensi; i derivati crypto restano sotto MiFID II con leva al dettaglio limitata a 2:1.
Anneke de Vries scrive di regolamentazione e mercati crypto per HOGE Wire e segue da vicino l’attività di SEC, CFTC e delle autorità europee.