SEC, l’enforcement crypto si spegne: il bilancio di fine anno
L'anno fiscale della SEC si chiude il 30 settembre con l'enforcement crypto ridotto al minimo. Numeri alla mano, ecco dove Atkins ha spostato la potenza di fuoco dell'agenzia.
Il 30 settembre la Securities and Exchange Commission chiude il suo anno fiscale. Per il regolatore dei mercati statunitensi non è una scadenza qualsiasi: è il momento in cui si contano i casi aperti, le sanzioni incassate e le risorse spese, e in cui prende forma il racconto ufficiale di come l’agenzia ha usato i propri poteri. L’anno fiscale 2026, il primo interamente gestito sotto la presidenza di Paul Atkins, si chiude con un dato che nessun comunicato metterà in prima pagina: l’enforcement sulle crypto, la macchina che tra il 2021 e il 2024 aveva prodotto oltre cento cause e miliardi di dollari di sanzioni, si è quasi spenta.
Sarebbe però un errore leggere il fenomeno come una semplice ritirata. I numeri raccontano una storia più precisa: l’enforcement crypto non è scomparso, si è spostato. La SEC ha smontato l’impianto costruito da Gary Gensler attorno alla teoria della registrazione, ha lasciato cadere le cause contro gli exchange e ha riscritto le proprie priorità di vigilanza; nel frattempo ha ricollocato la potenza di fuoco su altri fronti, dalla frode ai danni di veterani e anziani alla manipolazione dei mercati esteri, fino alla vigilanza contabile. Questo articolo prova a fare il bilancio con i dati alla mano e a spiegare cosa cambia per chi, dall’Italia, investe in cripto-attività sotto l’ombrello di Consob e del regolamento MiCA.
Il 30 settembre, il giorno del bilancio
L’anno fiscale della SEC corre dal primo ottobre al 30 settembre. Il consuntivo ufficiale arriva con mesi di ritardo: i risultati dell’anno fiscale 2025 sono stati pubblicati il 7 aprile 2026 con il comunicato 2026-34, quindi il quadro completo del 2026 si conoscerà soltanto nella primavera del 2027. Nel frattempo esistono due fotografie affidabili: il consuntivo chiuso del 2025 e i dati del primo semestre del 2026 elaborati dagli studi legali e dalle società di ricerca che monitorano l’attività dell’agenzia. Messe insieme, bastano a delineare la traiettoria.
La tesi di fondo è semplice. Sotto Gensler la SEC aveva fatto dell’enforcement lo strumento principale della politica crypto, la cosiddetta regulation by enforcement: cause invece di regole. Con Atkins il baricentro si è spostato dalla causa alla regola, e le energie liberate sul fronte crypto sono state reinvestite altrove. Per capire dove, conviene partire dai numeri complessivi, non da quelli delle singole cause.
I numeri del consuntivo FY2025
Il consuntivo dell’anno fiscale 2025, che copre il periodo tra ottobre 2024 e settembre 2025, registra 456 azioni totali, di cui 303 autonome (standalone) e il resto procedimenti collegati o per inadempienze formali. La cifra che ha fatto notizia è quella del recupero monetario: 17,9 miliardi di dollari (al cambio di fine settembre 2026, circa 1,14 dollari per euro secondo Trading Economics, poco meno di 15,7 miliardi di euro). È un record apparente, perché quasi 14,9 miliardi provengono da un’unica sentenza in un caso Ponzi, quello della Stanford International Bank, avviato nel 2009 e senza alcun legame con le crypto. Depurato da quella voce, il recupero effettivo scende a circa 2,7 miliardi di dollari (circa 2,4 miliardi di euro), come ricostruisce lo studio King & Spalding.
Sul fronte delle segnalazioni, il programma whistleblower ha raccolto 53.753 tra denunce e comunicazioni, con circa 60 milioni di dollari (circa 53 milioni di euro) distribuiti a 48 informatori. Ma il dato più rivelatore è qualitativo, ed è nelle parole del presidente. Nel comunicato sui risultati, Paul Atkins ha spiegato la nuova bussola: «Abbiamo reindirizzato le risorse verso le condotte che causano il danno maggiore, la frode, la manipolazione del mercato, gli abusi di fiducia, e lontano dagli approcci che privilegiano il volume rispetto alla tutela degli investitori». Tradotto: meno cause tecniche o di registrazione, più frode con vittime identificabili. La composizione delle 303 azioni autonome del 2025 conferma la rotta.
| Categoria (azioni autonome FY2025) | Numero | Quota |
|---|---|---|
| Offerte di titoli | 88 | 29% |
| Consulenti finanziari | 72 | 24% |
| Broker-dealer | 39 | 13% |
| Reporting e revisione contabile | 36 | 12% |
| Insider trading | 31 | 10% |
| Manipolazione del mercato | 15 | 5% |
| Corruzione internazionale (FCPA) | 6 | 2% |
| Abusi nella finanza pubblica | 6 | 2% |
| Varie | 9 | 3% |
Primo semestre FY2026: enforcement ai minimi da sedici anni
Se il 2025 mostra la direzione, il primo semestre del 2026 (ottobre 2025-marzo 2026) ne misura la velocità. Secondo King & Spalding la SEC ha avviato 60 azioni autonome nei primi sei mesi. Un’analisi del Brattle Group sui dati del Securities Enforcement Empirical Database di Cornerstone Research, ripresa da più osservatori, allarga lo sguardo: 92 nuove azioni nel semestre, contro una media di circa 225 nei primi semestri degli anni fiscali dal 2018 al 2025, un calo di circa il 60%. Il dato che più colpisce riguarda le società quotate: appena 5 azioni contro emittenti pubblici e loro controllate, il minimo in almeno sedici anni.
Reuters, ripresa dalla stampa di settore, ha parlato di un vero e proprio reset dell’agenzia, con le cause complessive in calo di oltre il 20% (Insurance Journal). Non tutto è arretramento, però: cambia anche il bersaglio. Nel primo semestre 2026 circa l’80% dei casi includeva persone fisiche e nel 52% la SEC ha agito soltanto contro individui, non contro società. È il segno di una filosofia diversa, incentrata sulla responsabilità personale di chi froda più che sulla sanzione all’azienda. La ripartizione delle azioni autonome del semestre ricalca quella del 2025, con le crypto ancora assenti dalle voci principali:
- Offerte di titoli: 20 azioni (33%)
- Consulenti finanziari: 12 (20%)
- Reporting e revisione contabile: 10 (17%)
- Insider trading: 7 (12%)
- Manipolazione del mercato: 6 (10%)
- Broker-dealer, abusi nella finanza pubblica e mercati regolamentati: le restanti 5
Il crollo verticale dell’enforcement crypto
Il quadro crypto va isolato, perché è lì che il cambio di passo è più netto. Secondo Cornerstone Research, tra aprile 2021 e dicembre 2024, l’era Gensler, la SEC ha promosso 125 azioni legate alle cripto-attività, per oltre 6,05 miliardi di dollari (circa 5,3 miliardi di euro) di sanzioni. Nell’anno fiscale 2025 le azioni crypto sono state 13, contro le 33 dell’anno prima, un calo del 60%, con sanzioni sui digital asset per circa 142 milioni di dollari (circa 125 milioni di euro), meno del 3% del totale dell’anno precedente.
C’è un dettaglio che rende la cifra ancora più eloquente: 5 delle 13 azioni del 2025 erano state depositate prima dell’uscita di Gensler, a gennaio 2025. Ne restano circa 8 nate sotto la nuova gestione, tutte a sfondo di frode, nessuna basata sulla teoria della registrazione. Sul versante opposto, la SEC ha archiviato una serie di procedimenti: King & Spalding conta sette cause su cripto-attività lasciate cadere nel solo anno fiscale 2025. La tabella che segue riassume il declino per fasi.
| Periodo | Azioni crypto | Sanzioni sui digital asset | Approccio prevalente |
|---|---|---|---|
| Era Gensler (apr 2021-dic 2024) | 125 | oltre 6,05 mld $ (~5,3 mld euro) | Registrazione (regulation by enforcement) |
| Anno fiscale 2024 | 33 | parte del totale dell’era Gensler | Registrazione e frode |
| Anno fiscale 2025 | 13 (di cui 5 pre-Gensler) | ~142 mln $ (~125 mln euro) | Solo frode |
| Anno fiscale 2026 (I semestre) | una manciata, a sfondo frode | dato completo atteso nel 2027 | Solo frode |
Dai token alle frodi: dove è finita la potenza di fuoco
Che fine hanno fatto gli investigatori e gli avvocati che fino a due anni fa costruivano cause contro gli exchange? La risposta emerge dai casi che la SEC ha effettivamente portato avanti nell’estate 2026, censiti nella rassegna mensile di Morrison & Foerster. È un catalogo che con le crypto non c’entra quasi nulla e che indica con precisione dove si è spostata l’attenzione.
Ad agosto 2026 la SEC ha imposto a UBS Financial Services una sanzione da 20 milioni di dollari (circa 17,6 milioni di euro) per carenze nel monitoraggio antiriciclaggio, mentre il FinCEN ne aggiungeva altri 125 milioni (circa 110 milioni di euro) per la stessa vicenda. Sempre ad agosto, tre ex dirigenti della società di prestiti auto Tricolor sono stati incriminati per una frode su titoli garantiti da attività (asset-backed securities) da oltre 1,9 miliardi di dollari (circa 1,67 miliardi di euro), con un ammanco stimato in 800 milioni prima del fallimento del gruppo. E la SEC ha depositato in Colorado 38 denunce contro entità che si spacciavano per consulenti finanziari registrati tramite falsi moduli Form ADV, con indirizzi inesistenti e revisori inventati.
Il filo conduttore è chiaro. Le priorità dichiarate dell’amministrazione Atkins, ricostruite da King & Spalding, sono cinque: tutela dell’investitore al dettaglio, con attenzione alle frodi ai danni di veterani e anziani; responsabilità individuale; frode transfrontaliera; violazioni gravi come insider trading, manipolazione e frode sui titoli; premi a chi coopera e si autodenuncia. È il classico enforcement da regolatore dei mercati tradizionali. Le crypto, quando entrano in questo schema, ci entrano solo dalla porta della frode, non da quella della registrazione.
La nuova architettura: CETU, cross-border e vigilanza contabile
Il riposizionamento non è solo statistico, è organizzativo. La vecchia Crypto Assets and Cyber Unit, il reparto simbolo dell’era Gensler, è stata ribattezzata nel febbraio 2025 Cyber and Emerging Technologies Unit (CETU): circa 30 specialisti, guidati da Laura D’Allaird, con un mandato spostato dalla registrazione alla frode informatica e tecnologica. Il nome dice tutto: le crypto non hanno più un’unità dedicata, sono confluite in un reparto più ampio su tecnologie emergenti e cybersicurezza.
A settembre 2025 è arrivata la Cross-Border Task Force (comunicato 2025-113), pensata per colpire le frodi transfrontaliere che danneggiano gli investitori statunitensi: schemi di pump-and-dump e ramp-and-dump, emittenti esteri (in particolare cinesi) e gatekeeper come revisori e collocatori. I digital asset e le quotazioni offshore legate alle crypto rientrano esplicitamente nel perimetro. Atkins l’ha presentata così: «Diamo il benvenuto alle società di tutto il mondo che cercano accesso ai mercati dei capitali statunitensi. Ma non tollereremo i cattivi attori». La direttrice dell’enforcement di allora, Margaret Ryan, aggiungeva che la task force «metterà a frutto le risorse e l’esperienza della Divisione Enforcement per combattere la manipolazione e la frode internazionale».
Infine, ad agosto 2026, la SEC ha istituito dentro la Divisione Enforcement una nuova Financial Reporting and Accounting Unit, dedicata alle frodi di bilancio e agli illeciti contabili e di revisione, come riporta Morrison & Foerster. In meno di due anni l’agenzia ha smontato l’infrastruttura anti-crypto e ne ha costruita un’altra puntata su frode contabile, abusi transfrontalieri e cybersicurezza. La potenza di fuoco è la stessa; è cambiato il bersaglio.
Cosa resta del crypto nel mirino: la frode è ancora frode
La distinzione chiave, quella che spiega tutto il resto, è tra teoria della registrazione e frode. La prima, l’idea che quasi ogni token sia un titolo non registrato e che offrirlo o scambiarlo violi le leggi sui titoli, è stata di fatto abbandonata. La seconda no. Chi mente agli investitori, sottrae fondi o gonfia i prezzi resta perseguibile esattamente come prima, e la SEC continua a farlo.
Il precedente più pesante resta Terraform Labs e il suo fondatore Do Kwon: dopo il collasso di UST del maggio 2022, la vicenda si è chiusa nel 2024 con un accordo complessivo da circa 4,47 miliardi di dollari (circa 3,9 miliardi di euro) tra restituzioni, interessi e sanzioni (comunicato 2024-73). Sul fronte 2026, la SEC ha incriminato a maggio Nathan Fuller, accusato di aver raccolto circa 12,3 milioni di dollari (circa 10,8 milioni di euro) da circa 150 investitori promettendo profitti tramite fantomatici bot di trading basati sull’intelligenza artificiale, un genere di frode in crescita nel punto di contatto tra hype sull’AI e crypto. In entrambi i casi la contestazione è la frode, non la mancata registrazione. È il cuore del cosiddetto approccio a due binari: regole per chi emette token in buona fede, manette per chi truffa.
I casi lasciati cadere, da Coinbase alle cinque wash-trading
L’altra faccia della medaglia è la lunga lista di archiviazioni. Nel corso del 2025 la SEC ha chiuso, spesso con rinuncia definitiva, i procedimenti simbolo dell’era precedente: Coinbase, Kraken, ConsenSys (per MetaMask), Cumberland DRW e infine Binance. Nell’agosto 2025 anche il contenzioso con Ripple si è di fatto esaurito con la rinuncia reciproca agli appelli, lasciando in piedi solo la sanzione sulle vendite istituzionali già decisa nel 2024.
Il 2026 ha aggiunto altri capitoli. A inizio marzo la SEC ha chiuso il caso contro Justin Sun e le entità legate a Tron: la Rainberry ha versato 10 milioni di dollari (circa 8,8 milioni di euro) e le contestazioni personali sono state archiviate con rinuncia definitiva. Il 31 marzo 2026 l’agenzia ha lasciato cadere in blocco cinque cause per wash trading contro presunti market maker crypto, tra cui CLS Global, Gotbit, Vy Pham e ZM Quant, come ricostruisce Morrison & Foerster. È un dato che pesa: la manipolazione dei prezzi tramite scambi fittizi è una condotta che, nei mercati tradizionali, la SEC persegue con durezza. Averla archiviata sul fronte crypto ha alimentato più di un sospetto sul metro di giudizio usato.
Il crypto sparisce anche dalle priorità di vigilanza
Il disimpegno non riguarda solo l’enforcement, ma anche la vigilanza preventiva. Ogni anno la Divisione Examinations della SEC pubblica le proprie priorità ispettive, la lista dei rischi su cui concentrerà i controlli. Nel documento del 2024 le crypto avevano una sezione dedicata; nel 2025 comparivano tra i rischi chiave; nel 2026, come ha notato CryptoSlate, sono sparite del tutto: nessun riferimento a cripto-attività, digital asset, valute virtuali o blockchain. Al loro posto, il documento mette al centro consulenza automatizzata, algoritmi e intelligenza artificiale.
Il messaggio implicito è coerente con tutto il resto: le crypto non sono più trattate come una minaccia sistemica meritevole di un reparto o di una voce a sé, ma come un settore da normare con regole ordinarie e da presidiare, sul fronte penale, solo quando emergono frodi. Per un investitore è un cambiamento di clima profondo rispetto al 2022-2023.
La coda politica: Blumenthal, Warren e l’uscita di Meg Ryan
Il ridimensionamento non è passato senza attriti politici. A metà marzo 2026 la direttrice della Divisione Enforcement, Margaret (Meg) Ryan, si è dimessa dopo poco più di sei mesi in carica. L’uscita improvvisa, arrivata mentre l’agenzia archiviava cause su cause, ha acceso i riflettori del Congresso.
Il senatore democratico Richard Blumenthal ha chiesto formalmente alla SEC gli atti relativi alle cause crypto abbandonate e alle comunicazioni con Ryan, con riferimento esplicito a figure come Justin Sun e Changpeng Zhao (Bloomberg). La senatrice Elizabeth Warren, capofila della minoranza alla commissione bancaria del Senato, ha definito «inquietante» la vicenda, chiedendo trasparenza e la pubblicazione delle statistiche aggiornate di enforcement. Il nodo politico, dietro i numeri, è sempre lo stesso: dove finisce la legittima ridefinizione delle priorità e dove inizia il trattamento di favore. È una domanda che la chiusura dell’anno fiscale, con i suoi dati, riporta puntualmente a galla.
Il contesto: CLARITY morta, rulemaking e Innovation Exemption
L’arretramento dell’enforcement non avviene nel vuoto: è il rovescio di una strategia che punta a sostituire le cause con le regole. Il problema è che le regole, per ora, faticano ad arrivare. Il 15 settembre 2026 il CLARITY Act, la legge che avrebbe ripartito le competenze tra SEC e CFTC, è stato affondato al Senato: la mozione di chiusura del dibattito (cloture) è caduta 49 a 50, sotto sia la soglia dei 60 voti sia la maggioranza semplice (CoinDesk).
In assenza della legge, la SEC ha proseguito per via amministrativa. Ad agosto 2026 ha proposto la Regulation Crypto Assets, un pacchetto di esenzioni su misura per la raccolta di capitali con i token, la cui consultazione pubblica si è chiusa il 20 ottobre 2026 (Federal Register); è la partita che abbiamo raccontato nel pezzo su come la SEC sta passando dall’enforcement al rulemaking. Il 17 settembre è arrivata poi la Innovation Exemption, un’esenzione temporanea di cinque anni per le sedi di negoziazione di titoli tokenizzati, tema che abbiamo approfondito nell’analisi sulle azioni tokenizzate on-chain.
Sullo sfondo c’è una questione di durata. La sentenza Trump contro Slaughter del 29 giugno 2026 ha ribaltato il precedente Humphrey’s Executor del 1935, indebolendo le tutele che rendevano i commissari delle agenzie indipendenti difficili da rimuovere (Decrypt). In pratica, la svolta di Atkins poggia oggi su basi più politiche che strutturali: un futuro presidente, o un futuro vertice della SEC, potrebbe invertire di nuovo la rotta con minori ostacoli legali. È il motivo per cui parlare di fine definitiva dell’enforcement crypto sarebbe prematuro.
Cosa significa per l’Italia: Consob, MiCA e il rischio cross-border
Per un lettore italiano la domanda è: cosa cambia da noi? La risposta è che il modello europeo è quasi l’opposto di quello statunitense, e la divergenza si è ampliata proprio nel 2026. In Italia le cripto-attività sono vigilate da Consob per la condotta di mercato e la tutela dell’investitore, e da Banca d’Italia per i profili prudenziali e per gli stablecoin (token di moneta elettronica e token collegati ad attività), secondo il decreto legislativo 129/2024 che ha attuato il regolamento MiCA.
Il periodo transitorio del MiCA si è chiuso il 30 giugno 2026: da quella data operano legalmente solo i soggetti autorizzati come CASP. In Italia, secondo il comunicato congiunto Consob-Banca d’Italia, i soggetti abilitati erano nove. Chi non ha ottenuto l’autorizzazione deve cessare l’attività. A differenza degli Stati Uniti, dove il regolatore ha allentato la presa, l’Europa ha appena finito di stringere le maglie, e Consob usa con decisione il potere di oscuramento: dal 2019 ha ordinato il blocco di 1.805 siti abusivi, di cui 233 legati alle cripto-attività.
Sul fronte degli abusi di mercato, il MiCA ha un suo regime (Titolo VI, articoli da 86 a 92) che vieta insider dealing, comunicazione illecita di informazioni privilegiate e manipolazione, con l’ultima parte delle linee guida ESMA applicabile dal 28 luglio 2026; Consob ha recepito quegli orientamenti con un avviso già dal 4 settembre 2025 e utilizza tecniche di machine learning (SupTech) per la sorveglianza, con il principio del controllo umano. Non solo: insieme all’AMF francese e alla FMA austriaca, Consob ha proposto una vigilanza più uniforme e la supervisione diretta dell’ESMA sui grandi CASP (Diritto Bancario). È un dibattito che abbiamo raccontato nel pezzo su MiCA al bivio tra semplificazione e tutele.
Resta un rischio concreto e trasversale: la frode cross-border. Un investitore italiano che si affida a una piattaforma offshore, magari attratto da leve elevatissime, esce dal perimetro protetto sia del MiCA sia delle regole europee sui derivati. Ricordiamo che i perpetual e i futures crypto sono strumenti finanziari sotto la MiFID II, vigilati da Consob e non dal MiCA, e che l’ESMA li ha ricondotti alle misure sui CFD, con leva al dettaglio limitata a 2:1 contro il 100:1 di certe sedi estere (ESMA). La nuova Cross-Border Task Force della SEC e la rete dei regolatori europei possono cooperare, ma il recupero dei fondi, quando la truffa è consumata su un’infrastruttura estera, resta l’eccezione più che la regola. Con un dollaro forte a fine 2026, sostenuto anche dalle attese di nuovi rialzi dei tassi che abbiamo analizzato a proposito della Fed di Warsh, il conto per chi resta scoperto può salire ancora.
Due modelli a confronto: SEC e Consob
Per fissare le idee, conviene mettere fianco a fianco il modello statunitense e quello europeo, così come si presentano alla fine del 2026. Non sono due varianti dello stesso approccio: sono due filosofie diverse, che nel corso dell’anno si sono allontanate.
| Profilo | SEC (Stati Uniti) | Consob e MiCA (Italia e UE) |
|---|---|---|
| Approccio dominante nel 2026 | Dalla causa alla regola, enforcement in forte calo | Regole prima, autorizzazione obbligatoria dei CASP |
| Teoria della registrazione | Di fatto abbandonata | Sostituita dall’autorizzazione MiCA |
| Frode | Ancora perseguita (Terraform, Fuller) | Ancora perseguita (abusi di mercato, Titolo VI) |
| Strumenti simbolo | Cross-Border Task Force, CETU | Oscuramento dei siti, sorveglianza SupTech |
| Derivati crypto | CFTC e leggi sui titoli | MiFID II, leva al dettaglio 2:1 (CFD) |
| Data chiave del 2026 | Fine anno fiscale, 30 settembre | Fine del transitorio MiCA, 30 giugno |
La tabella mette in fila una divergenza che nel 2026 è diventata strutturale. Da un lato Washington alleggerisce la pressione penale e scommette su regole ancora da scrivere; dall’altro Bruxelles e Roma completano l’impianto autorizzativo e alzano le barriere all’ingresso. Per un progetto che emette token, gli Stati Uniti offrono oggi più margine di manovra; per un risparmiatore, il perimetro europeo offre più tutele formali, a patto di restare dentro i soggetti autorizzati.
Cosa aspettarsi ora
Il consuntivo definitivo dell’anno fiscale 2026 arriverà, come da prassi, nella primavera del 2027: allora sapremo con precisione quante azioni crypto sono nate sotto Atkins nell’intero esercizio. Le anticipazioni indicano una manciata, tutte a sfondo di frode. Nel frattempo, chiusa il 20 ottobre la consultazione sulla Regulation Crypto Assets, la palla passa alla stesura della regola finale, che difficilmente vedrà la luce prima del 2027 e dovrà comunque superare il voto della Commissione.
Tre variabili meritano attenzione da qui in avanti. La prima è la tenuta politica della svolta, resa più fragile dalla sentenza Trump contro Slaughter. La seconda è la reazione dei mercati: un contesto di prezzi nervoso, come quello che abbiamo descritto quando Bitcoin ha oscillato intorno ai 75.000 euro, tende a far riemergere le frodi al dettaglio, proprio il terreno su cui la nuova SEC dice di voler concentrare le forze. La terza è la cooperazione internazionale: con l’Europa in modalità restrittiva e gli Stati Uniti in modalità permissiva, gli arbitraggi regolamentari si moltiplicano, e la frode cross-border diventa il vero banco di prova comune.
La sintesi, alla chiusura di questo anno fiscale, è che l’enforcement crypto della SEC non è morto: è stato riclassificato. Da politica autonoma, con un reparto e una dottrina propri, a semplice sottoinsieme dell’antifrode. Per chi opera nel settore è una boccata d’ossigeno; per chi investe, un promemoria che la tutela, oggi, dipende più dalla giurisdizione scelta che dal tipo di token comprato.
Domande frequenti
La SEC ha smesso di perseguire le crypto?
No. La SEC ha abbandonato la teoria della registrazione, cioè l’idea che quasi ogni token sia un titolo non registrato, e ha lasciato cadere le cause contro gli exchange. Continua però a perseguire la frode: lo mostrano i casi Terraform, Do Kwon e Nathan Fuller. In pratica l’enforcement crypto non è sparito, si è ristretto alla sola frode.
Perché la SEC ha lasciato cadere le cause contro Coinbase e Binance?
Con la presidenza di Paul Atkins la SEC è passata dalla regulation by enforcement al rulemaking, cioè dalle cause alle regole. Nel 2025 ha archiviato i procedimenti simbolo dell’era Gensler, tra cui Coinbase, Kraken, ConsenSys, Cumberland e Binance, ritenendoli fondati su una teoria giuridica che non intende più sostenere.
Cosa può fare un investitore italiano truffato da una piattaforma crypto estera?
Può segnalare l’abuso a Consob, che ha il potere di oscurare i siti abusivi in Italia, e alle autorità europee. Il MiCA e le regole MiFID II sui derivati tutelano però solo chi opera con soggetti autorizzati: su una piattaforma offshore il recupero dei fondi resta molto difficile, anche con la cooperazione tra regolatori.
Chi vigila sulle cripto-attività in Italia?
In Italia vigilano Consob, per la condotta di mercato e la tutela dell’investitore, e Banca d’Italia, per i profili prudenziali e gli stablecoin, secondo il decreto legislativo 129/2024 che attua il regolamento MiCA. Dopo la fine del periodo transitorio, il 30 giugno 2026, in Italia risultavano nove soggetti autorizzati come CASP.
Cosa cambia con la chiusura dell’anno fiscale SEC il 30 settembre?
Il 30 settembre chiude l’esercizio contabile e di enforcement della SEC, ed è il momento in cui si tirano le somme dell’attività. I dati completi dell’anno fiscale 2026 saranno pubblicati nella primavera del 2027; i numeri parziali già disponibili indicano un enforcement complessivo ai minimi da sedici anni e un fronte crypto quasi azzerato.
Di Anneke de Vries, redattrice senior di HOGE Wire per la regolamentazione crypto.