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Bitcoin Runes nel 2026: revival, mercato e fisco in Italia

I Runes hanno riportato Bitcoin ai massimi di traffico in due anni, ma i prezzi restano al palo e DOG domina il mercato. Guida 2026 al protocollo, alla DeFi su Bitcoin e al fisco italiano.

Nell’estate del 2026 Bitcoin racconta due storie opposte nello stesso momento. Sul fronte del prezzo, la criptovaluta scambia intorno ai 54.500 euro, circa il 50% sotto il record di 126.080 dollari toccato il 6 ottobre 2025. Sul fronte della rete, invece, a giugno il traffico on-chain ha toccato il livello più alto in due anni, spinto da un protocollo che molti davano per finito: i Runes.

I Runes sono lo standard per creare token fungibili direttamente su Bitcoin, senza smart contract e senza una seconda blockchain. Sono nati nel 2024 come motore di memecoin e speculazione, hanno generato in un solo giorno le commissioni più alte della storia di Bitcoin, poi sono quasi spariti dai radar. Questo articolo spiega come funziona il protocollo, perché il mercato è collassato mentre l’attività on-chain è tornata a correre, che cosa significano i Runes per il budget di sicurezza di Bitcoin e, soprattutto, come li trattano il fisco e le regole in Italia. Le cifre sono aggiornate a metà agosto 2026 e ogni dato riporta la fonte.

Che cosa sono i Runes: token fungibili nativi di Bitcoin

Un Rune è un token fungibile, cioè intercambiabile unità per unità come un euro o un ERC-20 su Ethereum, ma vive interamente dentro il modello contabile di Bitcoin. Ethereum tiene i saldi dei token dentro uno smart contract; Bitcoin non ha smart contract in quel senso e ragiona per UTXO (Unspent Transaction Output), cioè le quantità di bitcoin non ancora spese. Il protocollo Runes assegna i saldi dei token proprio agli UTXO: quando si sposta un Rune si spende un UTXO e se ne crea uno nuovo, esattamente come per i bitcoin.

Questa scelta ha un vantaggio pratico: i Runes ereditano la sicurezza e la semplicità del modello UTXO e non lasciano residui permanenti nel set degli output non spesi, un difetto che affliggeva i sistemi precedenti. Lo svantaggio è che Bitcoin, da solo, non sa che cosa sia un Rune: serve un software esterno, un indexer (il più noto è ord), che legga la blockchain e ricostruisca chi possiede quali token. Il protocollo definisce le regole; l’interpretazione dei saldi resta a carico degli indexer, un aspetto che conta quando si parla di rischi.

Per capire da dove arrivano i Runes conviene tenere a mente la coppia da cui discendono, gli Ordinals e i BRC-20, di cui HOGE Wire ha già raccontato l’origine nel pezzo su Taproot e la nascita di Ordinals e Runes. La tabella qui sotto riassume le differenze.

CaratteristicaOrdinalsBRC-20Runes
Tipo di assetInscriptions, spesso NFT (dati unici)Token fungibili su inscriptionsToken fungibili nativi UTXO
Anno di debutto202320232024
Dove finiscono i datiNel witness (Taproot)Nel witness, come inscriptionsIn un output OP_RETURN
Efficienza on-chainMediaBassaAlta
Serve un indexerSì (ord)Sì (ord)
Uso tipicoArte, collezionismoMemecoinMemecoin, token

Come funziona il protocollo: etching, minting, edicts e cenotaph

Ogni azione sui Runes viaggia dentro una runestone, un singolo output OP_RETURN della transazione Bitcoin che inizia con l’opcode OP_RETURN seguito da OP_13 (il numero magico 13 identifica i messaggi Runes). I dati successivi si decodificano in numeri interi a 128 bit che l’indexer traduce in istruzioni. La specifica del protocollo definisce quattro operazioni fondamentali, riassunte qui sotto.

OperazioneCosa faNota tecnica
EtchingCrea un nuovo Rune e ne fissa nome, simbolo, divisibilità e offertaIl nome ha da 1 a 26 lettere (A-Z) più eventuali spaziatori (rappresentati dal punto •)
MintingConia nuove unità di un Rune già creatoPuò essere aperto (chiunque conia entro un tetto o una finestra di blocchi) o chiuso
Transfer (edict)Sposta i Runes tra gli outputLe istruzioni si chiamano edicts e indicano quanto inviare e a quale output
CenotaphRunestone malformataI Runes coinvolti vengono bruciati; in caso di etching il Rune diventa non coniabile

Il meccanismo dell’etching è pensato per premiare chi arriva presto: molti Runes hanno un mint aperto e gratuito (fair mint) in cui l’unico costo è la commissione di rete. Il cenotaph, invece, è la trappola: una runestone costruita male non viene ignorata, ma distrugge i token. È un dettaglio da non sottovalutare per chi maneggia i Runes con strumenti non testati.

Perché Casey Rodarmor ha lanciato i Runes all’halving

I Runes portano la firma di Casey Rodarmor, lo stesso sviluppatore che nel 2023 aveva creato gli Ordinals. Rodarmor propose i Runes a settembre 2023 e li fece partire al blocco 840.000, cioè in coincidenza con l’halving di aprile 2024, quando la ricompensa per i miner si è dimezzata da 6,25 a 3,125 bitcoin per blocco. La scelta non fu casuale: con il sussidio in calo, i miner avrebbero avuto bisogno di nuove commissioni, e un’ondata di conii di token prometteva esattamente quella domanda di blockspace.

Rodarmor non ha mai nascosto la natura del progetto. In un’intervista a CoinDesk alla vigilia del lancio spiegò che il protocollo era pensato per i «degens e le memecoin» e che, se i Runes avessero avuto successo, «avrebbero drenato liquidità, tecnologia e attenzione dalle altre criptovalute, riportandole su Bitcoin». Una tesi ambiziosa, che due anni dopo va misurata sui numeri.

Boom delle commissioni e crollo: la parabola del primo anno

Il debutto fu clamoroso. Il 20 aprile 2024, giorno del lancio, la commissione media di una transazione Bitcoin schizzò a circa 128 dollari, secondo CoinDesk, circa sette volte il giorno precedente e quasi il doppio del vecchio record. In 24 ore i miner incassarono un ricavo record di circa 107,8 milioni di dollari, con le commissioni che per la prima volta pesarono per circa il 75% dei loro introiti per blocco. Per un attimo, la scommessa di Rodarmor sembrò vinta.

Poi la marea si è ritirata. Secondo una retrospettiva di BlockEden, la quota di commissioni Bitcoin generata dai Runes è passata da circa il 90% dei primi giorni a meno del 2% nel giro di un anno. La stragrande maggioranza dei Runes emessi oggi scambia sotto il prezzo di mint: chi ha coniato sperando in un rialzo, nella maggior parte dei casi, ha perso. È la fisiologia delle memecoin, semplicemente trasferita su Bitcoin.

FaseQuota delle commissioni Bitcoin dai RunesContesto
20 aprile 2024 (lancio)Fino a circa il 90%Commissione media circa 128 dollari, ricavo miner record
Entro un annoMeno del 2%Prezzi in calo, la maggior parte dei Runes sotto il mint
Giugno 2026 (revival)Circa il 25%Traffico on-chain ai massimi in due anni
Fonti: CoinDesk, BlockEden.

Il revival del giugno 2026: throughput record, prezzi fermi

A metà 2026 i Runes sono tornati a far parlare di sé, ma in modo controintuitivo. Come ha documentato l’analista di CoinDesk James Van Straten sulla base dei dati Glassnode, il 24 giugno Bitcoin ha elaborato oltre 820.000 transazioni in un giorno, il massimo in due anni, con più di 600.000 runestone quotidiane e i Runes tornati a rappresentare circa il 25% di tutte le commissioni di rete. Il precedente picco comparabile risaliva al 23 aprile 2024, subito dopo l’halving e il debutto del protocollo.

È un revival di traffico, non di prezzo. Le quotazioni dei principali Runes non hanno seguito il rimbalzo dell’attività on-chain, e il contesto macro non ha aiutato: con una Federal Reserve prudente e dati americani contrastanti, l’appetito per gli asset più speculativi resta compresso. Il punto per i Runes è proprio questo: la domanda di blockspace può risvegliarsi anche quando i prezzi dei token dormono. Chi guarda ai Runes come indicatore di sentiment deve distinguere con attenzione l’attività della rete dal valore di mercato, due grandezze che qui si muovono in direzioni diverse.

La mappa del mercato nel 2026: DOG e la lunga coda

Il mercato dei Runes tracciato da CoinGecko vale a metà agosto 2026 circa 63,5 milioni di euro complessivi, distribuiti su appena 17 token censiti, con un volume di scambi giornaliero di circa 273.000 euro. Sono numeri minuscoli per gli standard crypto, e vanno letti con una cautela: gran parte degli scambi avviene su piattaforme native di Bitcoin che gli aggregatori tradizionali non vedono, quindi il volume reale è più alto di quello ufficiale.

Il dato che salta all’occhio è la concentrazione. Un solo token, DOG•GO•TO•THE•MOON (DOG), vale circa 53,6 milioni di euro e copre da solo circa l’84% dell’intera categoria. DOG è nato da un airdrop, il Runestone, distribuito gratuitamente a oltre 112.000 primi utenti del protocollo Ordinals, con un’offerta fissa di 100 miliardi di unità, ed è stato tra i primi Runes a ottenere listini sui grandi exchange centralizzati. Tutto il resto è una lunga coda di token da pochi milioni.

TokenPrezzo (EUR)Cap. di mercato (EUR)Quota categoria
DOG•GO•TO•THE•MOON (DOG)circa 0,00054circa 53,6 mlncirca 84%
MAGIC•INTERNET•MONEY (MIM)circa 0,00019circa 4,0 mlncirca 6%
Pups (PUPS)circa 0,0019circa 1,9 mlncirca 3%
UNCOMMON•GOODScirca 0,0137circa 1,9 mlncirca 3%
RSIC•GENESIS•RUNEcirca 0,00008circa 1,7 mlncirca 2%
Fonte: CoinGecko, metà agosto 2026 (conversione dal dollaro).

Il paradosso è evidente se si mette DOG accanto all’asset su cui gira. Bitcoin viene raccontato sempre più come riserva di valore, «oro digitale», tema che abbiamo analizzato nel confronto tra oro e Bitcoin; i Runes ne sono l’esatto opposto, l’anima da casinò della stessa rete. Convivono nello stesso blocco, ma rispondono a logiche antitetiche.

Runes e DeFi: prestiti, staking e AMM su Bitcoin

La parte più interessante della storia recente non è nei prezzi, ma nell’infrastruttura. Attorno ai Runes si sta costruendo un abbozzo di finanza decentralizzata nativa di Bitcoin, un territorio storicamente presidiato da Ethereum e Solana. La piattaforma di riferimento è Liquidium, che consente di usare Runes, Ordinals e BRC-20 come garanzia per prestiti in bitcoin: il volume di prestiti erogato ha superato, secondo i dati della piattaforma, i 129 milioni di dollari (circa 112 milioni di euro), con un modello a pool condivisi per BTC e stablecoin.

Liquidium ha anche introdotto una forma di staking liquido per i token Runes e usa un proprio Rune di governance per le decisioni della piattaforma. Sul fronte degli scambi, il progetto più atteso è un AMM (automated market maker) di tipo OYL, che punta a portare su Bitcoin pool di liquidità in stile Uniswap, superando l’attuale meccanismo di matching manuale degli ordini. Se questi mattoncini reggeranno, i Runes potrebbero smettere di essere solo un gioco speculativo e diventare la base di liquidità di una DeFi su Bitcoin. Restano però i rischi tipici della frontiera: liquidità sottile, dipendenza dagli indexer e complessità di custodia.

La guerra dell’OP_RETURN e Bitcoin Core v30

I Runes hanno riacceso una delle dispute più aspre della cultura Bitcoin: quanto spazio dati arbitrario può stare in un blocco. Storicamente l’output OP_RETURN, quello che le runestone usano per i loro messaggi, era limitato per policy a circa 80 byte. Con la pull request numero 32359, lo sviluppatore Peter Todd ha proposto di rimuovere quel limite. Il suo argomento: il tetto era facilmente aggirabile (inviando le transazioni direttamente ai miner) e spingeva chi voleva scrivere dati a usare output falsi, che gonfiano in modo permanente il set degli UTXO, un male peggiore.

Bitcoin Core v30, rilasciato nell’ottobre 2025, ha alzato di fatto il limite di default a circa 100.000 byte e consentito più output OP_RETURN. Non è un fork della catena, ma un cambio di policy: i nodi Core e i nodi che rifiutano quei dati validano comunque gli stessi blocchi. La reazione dei contrari è stata però concreta. Bitcoin Knots, l’implementazione alternativa che mantiene i filtri più stretti e il vecchio limite, è passata da quasi zero a oltre il 22% dei nodi pubblici raggiungibili, secondo i dati di monitoraggio della rete. Tra i critici più noti c’è Luke Dashjr, che considera inscriptions e dati arbitrari una forma di spam. Per i Runes in sé il cambiamento è marginale, dato che una runestone di base sta sotto gli 80 byte; a beneficiarne sono le runestone ricche di edicts o metadati. Chi vuole i dettagli della battaglia li trova nel nostro pezzo su Taproot, OP_RETURN e la guerra dei dati.

Il budget di sicurezza di Bitcoin e il ruolo dei Runes

Dietro la disputa tecnica c’è una domanda economica di lungo periodo. La sicurezza di Bitcoin è pagata dalla ricompensa dei miner, che è fatta di due parti: il sussidio (i nuovi bitcoin emessi a ogni blocco) e le commissioni. Il sussidio si dimezza a ogni halving e tende matematicamente a zero; entro il 2140 resteranno solo le commissioni. Perché la rete resti costosa da attaccare, prima o poi le commissioni dovranno crescere e diventare stabili. Qui entrano i Runes.

La tesi rialzista è semplice: Runes e Ordinals hanno dimostrato che esiste una domanda pagante di blockspace slegata dai semplici pagamenti, capace di generare cumulativamente centinaia di milioni in commissioni. La tesi ribassista è altrettanto solida: quella domanda è episodica, non strutturale. Fuori dai picchi come quello di giugno 2026, i Runes contribuiscono spesso a meno del 2% delle commissioni, e una fonte di reddito che appare e sparisce non è una base affidabile per il budget di sicurezza. In mezzo sta la posizione pragmatica dei miner, che incassano volentieri i picchi senza costruirci sopra un piano industriale. Il nodo tornerà più urgente al prossimo halving del 2028.

Runes come memecoin: la posizione della SEC

Sul piano regolamentare, la prima domanda è: un Rune è un titolo (security)? Negli Stati Uniti la risposta, per la stragrande maggioranza dei casi, è arrivata il 27 febbraio 2025, quando la Divisione Corporate Finance della SEC ha pubblicato uno staff statement secondo cui le meme coin, in generale, non sono titoli e non richiedono registrazione. Poiché quasi tutti i Runes sono di fatto memecoin, senza aspettative di profitto legate allo sforzo gestionale di un team, quella cornice li riguarda direttamente.

Attenzione però alle sfumature. Lo statement è una posizione dello staff, non una regola vincolante, e la commissaria Caroline Crenshaw ha espresso un dissenso pubblico. Inoltre esclude esplicitamente i token «mascherati» da memecoin per aggirare le norme sui titoli: se un Rune viene promosso come un investimento, con un team che promette rendimenti, la sostanza può prevalere sulla forma. Per un investitore che opera dall’Italia, comunque, la cornice che conta di più è quella europea.

MiCA, Consob e il quadro normativo italiano

In Europa i Runes ricadono nel perimetro di MiCA (Markets in Crypto-Assets), il regolamento che disciplina i cripto-asset. Il punto chiave è che MiCA regola gli emittenti e i prestatori di servizi (i CASP: exchange, custodi, piattaforme), non il protocollo in sé. La maggior parte dei Runes non ha un emittente identificabile, quindi la tutela si esercita soprattutto a valle, sul CASP che li quota o li custodisce, non sul token nato da un fair mint anonimo.

In Italia il decreto di attuazione è il D.lgs. 5 settembre 2024, n. 129, che designa due autorità: la Consob per la trasparenza e la tutela dell’investitore e la Banca d’Italia per i profili prudenziali e per gli stablecoin (token di moneta elettronica e asset-referenced). Il periodo transitorio italiano, tra i più brevi dell’Unione, si chiude il 1° luglio 2026, dopo il quale operare senza autorizzazione MiCA non è più consentito. La Consob, che utilizza anche tecniche di machine learning per la sorveglianza sugli abusi di mercato, ha inoltre proposto insieme alle omologhe francese e austriaca una vigilanza europea più uniforme, con un ruolo diretto dell’ESMA sui grandi CASP. I dettagli dell’attuazione italiana sono nel nostro approfondimento su MiCA in Italia. Da ricordare, infine, che i derivati crypto (futures, perpetual) non rientrano in MiCA ma nella MiFID II, sotto la vigilanza Consob.

Tasse sui Runes in Italia: aliquota al 33% dal 2026

Per chi investe dall’Italia, il capitolo fiscale è quello più concreto. Dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze sulle cripto-attività sono tassate con un’imposta sostitutiva del 33%, salita dal precedente 26% per effetto della Legge di Bilancio 2025, come confermato dalla stampa specializzata (Eutekne). Ed è caduta anche la vecchia franchigia: la soglia di esenzione di 2.000 euro l’anno è stata abolita dal 2025, quindi ogni plusvalenza è imponibile, anche minima.

Per i Runes ci sono due implicazioni pratiche spesso ignorate. Primo: le permute tra cripto-attività diverse sono eventi fiscalmente rilevanti, quindi scambiare bitcoin per un Rune (o un Rune per un altro) può realizzare una plusvalenza, non solo la conversione finale in euro. Secondo: i Runes vanno indicati nel quadro RW ai fini del monitoraggio, con l’eventuale imposta sul valore delle cripto-attività. Fa eccezione, ma non riguarda i Runes, la tassazione al 26% per i token di moneta elettronica denominati in euro. Vista la complessità, per operazioni frequenti conviene affidarsi a un software di calcolo e a un commercialista esperto di cripto.

Come comprare e custodire i Runes (e i rischi da conoscere)

Sul piano pratico, interagire con i Runes richiede strumenti diversi da quelli di un exchange tradizionale. Servono wallet Bitcoin compatibili con Runes e Ordinals (come Xverse o altri che gestiscono indirizzi Taproot) e marketplace nativi di Bitcoin per scambiarli, dato che l’infrastruttura ha subito una selezione: Magic Eden, per esempio, ha chiuso il trading di NFT su Bitcoin a marzo 2026 per concentrarsi su Solana. Chi custodisce Runes in autonomia deve capire che i saldi vivono in specifici UTXO: spendere quell’UTXO senza consapevolezza, o usare software non compatibile, può bruciare i token in un cenotaph.

I rischi vanno messi in fila con onestà. La liquidità è sottile e concentrata su pochissimi token; la maggioranza dei Runes vale meno del mint; l’abbandono di un progetto (rug pull o semplice disinteresse) è la norma, non l’eccezione; la dipendenza dagli indexer aggiunge un livello di fiducia tecnica; e la volatilità è estrema. In un portafoglio, un Rune è un asset ad altissimo rischio, non un’esposizione a Bitcoin: chi vuole Bitcoin compra Bitcoin. Vale la disciplina di base della gestione del rischio, dal dimensionamento della posizione alla consapevolezza fiscale di ogni permuta.

Guardando avanti, i Runes vivono in una tensione irrisolta. Da un lato restano un fenomeno di throughput episodico, capace di riempire i blocchi e pagare i miner nei giorni di euforia, ma senza un valore che tenga. Dall’altro, se l’AMM e i mercati del credito nativi di Bitcoin matureranno, potrebbero diventare l’ossatura di liquidità di una DeFi su Bitcoin che oggi è solo abbozzata. I due indicatori da tenere d’occhio sono l’infrastruttura (arriverà davvero un AMM in stile Uniswap su Bitcoin?) e il prossimo halving del 2028, che riproporrà, più urgente, la domanda sul budget di sicurezza. Per ora, il verdetto dei numeri è netto: tanto rumore on-chain, pochissimo valore trattenuto.

Domande frequenti

Che cosa sono i Bitcoin Runes in parole semplici?

I Runes sono token fungibili creati direttamente sulla blockchain di Bitcoin, senza smart contract. Usano il modello UTXO di Bitcoin per registrare i saldi e servono soprattutto a emettere memecoin. Sono stati creati da Casey Rodarmor e lanciati all’halving di aprile 2024.

Qual è il Rune più importante nel 2026?

Il Rune dominante è DOG•GO•TO•THE•MOON (DOG), che a metà agosto 2026 vale circa 53,6 milioni di euro e rappresenta da solo circa l’84% dell’intera categoria Runes secondo CoinGecko. Nato da un airdrop a oltre 112.000 wallet, è stato tra i primi Runes quotati sui grandi exchange.

I Runes sono un buon investimento?

Sono asset ad altissimo rischio. La maggior parte dei Runes scambia sotto il prezzo di mint, la liquidità è sottile e concentrata, e molti progetti vengono abbandonati. Non sono un modo indiretto per esporsi a Bitcoin: vanno trattati come pura speculazione su memecoin, con un dimensionamento prudente della posizione.

Come vengono tassati i Runes in Italia?

Dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze sulle cripto-attività, Runes compresi, sono tassate al 33% con imposta sostitutiva, e non esiste più la soglia di esenzione di 2.000 euro. Anche le permute tra cripto-attività diverse (per esempio bitcoin verso un Rune) possono generare una plusvalenza imponibile, e i saldi vanno indicati nel quadro RW.

Che differenza c’è tra Runes, Ordinals e BRC-20?

Gli Ordinals sono inscriptions (spesso NFT) che scrivono dati unici su singoli satoshi; i BRC-20 sono token fungibili costruiti sopra gli Ordinals, ma inefficienti; i Runes sono token fungibili nativi del modello UTXO, più efficienti e pensati proprio per superare i limiti dei BRC-20. Tutti e tre richiedono un indexer per essere letti.

Di Marcus Okafor, redazione bitcoin e Layer 1 di HOGE Wire.

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