Oro e Bitcoin salgono insieme: cosa nasconde la correlazione
Dopo mesi in direzioni opposte, oro e Bitcoin tornano a salire insieme: la correlazione a 90 giorni è di nuovo positiva. Ma stesso verso non significa stesso asset.
Per gran parte del 2026 oro e Bitcoin hanno raccontato due storie opposte. Il metallo giallo saliva sulle paure geopolitiche e sugli acquisti record delle banche centrali, mentre Bitcoin scivolava insieme al resto degli asset a rischio, arrivando a perdere quasi la metà del valore rispetto al picco dell’ottobre 2025. Poi, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, è successo qualcosa che a gennaio sembrava quasi impossibile: i due asset hanno ricominciato a muoversi nella stessa direzione, verso l’alto, quasi in sincrono.
La correlazione a 90 giorni tra oro e Bitcoin, profondamente negativa nei primi mesi dell’anno, è tornata nettamente positiva. Per una parte del mercato è la prova che Bitcoin è finalmente diventato «oro digitale». Per un’altra è soltanto un abbaglio statistico. Questo articolo tiene separate le due letture: perché oro e Bitcoin salgono insieme proprio adesso, che cosa nasconde questa correlazione ritrovata e, soprattutto, che cosa la farà saltare. Le cifre sono aggiornate al 1° settembre 2026 e vanno lette come la fotografia di un mercato molto mobile.
Una correlazione che a gennaio sembrava impossibile
Per capire quanto sia insolita la situazione attuale conviene ripartire dall’inizio dell’anno. Il 28 gennaio 2026 l’oro ha toccato un massimo storico intraday di 5.589 dollari l’oncia, il primo record che supera anche il picco del 1980 corretto per l’inflazione, spinto dalle tensioni in Medio Oriente, dal braccio di ferro commerciale tra Stati Uniti e Cina, dagli acquisti delle banche centrali e da un dollaro più debole, come ha ricostruito CBS News. Nelle stesse settimane Bitcoin faceva l’esatto contrario: si comportava da asset a rischio, non da rifugio, e scendeva mentre l’oro correva.
Nei mesi successivi la forbice è rimasta larga. L’oro ha ripiegato dai massimi ma ha tenuto quote elevate, sostenuto da una domanda ufficiale costante; Bitcoin è sceso fino a toccare, in estate, livelli inferiori di circa la metà rispetto al record di ottobre 2025. Chi cercava protezione dalla crisi comprava oro; chi vendeva rischio vendeva anche Bitcoin. Quella divaricazione è stata la prova più netta, in anni, che i due asset non sono la stessa cosa.
Per questo il ritorno di una correlazione positiva tra fine agosto e inizio settembre sorprende: non perché sia impossibile, ma perché arriva pochi mesi dopo una delle divergenze più ampie del ciclo. Capire che cosa è cambiato in così poco tempo è il modo migliore per non farsi ingannare dal numero.
Da fortemente negativa a fortemente positiva: cosa dice il coefficiente
La correlazione misura una cosa sola: se due asset tendono a muoversi nella stessa direzione (valore vicino a +1), in direzioni opposte (vicino a -1) o senza relazione (vicino a 0). Non dice nulla su quanto si muovano, né su chi trascini chi. È un dettaglio che pesa, perché due asset possono avere correlazione +0,9 e volatilità completamente diverse, e reagire alla stessa notizia con ampiezze lontanissime.
Secondo Ki Young Ju, amministratore delegato della società di analisi on-chain CryptoQuant, la correlazione a 90 giorni tra Bitcoin e oro è passata dal territorio nettamente negativo di inizio 2026, in alcune rilevazioni vicino a -0,9, a quello fortemente positivo di fine agosto, come riportato da The Motley Fool. È un ribaltamento rapido, avvenuto in poche settimane, e proprio la velocità del cambiamento dovrebbe mettere in guardia: una correlazione che gira così in fretta è quasi sempre il sintomo di un fattore esterno comune, non di un legame strutturale tra i due asset.
Vale anche un avvertimento metodologico. La correlazione su finestre brevi è rumorosa e cambia continuamente, e la scelta della finestra (30, 90 o 365 giorni) può raccontare storie diverse sullo stesso periodo: una finestra di tre mesi può segnare +0,8 mentre quella annuale resta vicina allo zero. È lo stesso problema che si incontra misurando il legame tra cripto e azioni, un tema che abbiamo affrontato nel dettaglio spiegando come si misura davvero la correlazione tra azioni e crypto. Prendere un singolo numero come verità assoluta è il primo errore da evitare.
Il fattore comune è la liquidità, non la convergenza
Il fattore esterno che spinge oro e Bitcoin nella stessa direzione ha un nome preciso: liquidità. Il 19 agosto 2026 il Tesoro statunitense ha annunciato il raddoppio delle operazioni di riacquisto (buyback) sui titoli a lunga scadenza, portando la dimensione massima da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione sui segmenti a 10-20 e 20-30 anni, con effetto dal 9 settembre al 4 novembre; il segretario Scott Bessent ha lasciato intendere che il programma potrebbe crescere ancora, come si legge nel comunicato ufficiale del Tesoro. La mossa è arrivata dopo che il rendimento del titolo a trent’anni era risalito ai massimi dal 2007.
Il meccanismo che collega tutto questo a oro e Bitcoin è duplice. Primo: comprimere i rendimenti a lunga riduce il costo-opportunità di detenere asset che non pagano cedole, e sia l’oro sia Bitcoin non pagano nulla; quando un titolo di Stato rende meno, rinunciare alla cedola per tenere un bene rifugio costa meno. Secondo, e più importante: quando lo Stato interviene per tenere basso il costo del proprio debito, il mercato legge un segnale di dominanza fiscale e di potenziale svalutazione della moneta. È esattamente lo scenario in cui gli asset «duri» diventano attraenti. La casa d’analisi Bernstein ha descritto il rialzo di Bitcoin di fine agosto come «guidato dalla liquidità», non da una scoperta improvvisa delle sue qualità di rifugio.
Qui sta il punto centrale di tutto l’articolo: un singolo fattore macro che solleva entrambi gli asset non significa che i due asset stiano diventando la stessa cosa. Salgono insieme perché rispondono allo stesso stimolo, non perché svolgano la stessa funzione. È correlazione, non convergenza; ed è una distinzione che cambia radicalmente il modo in cui andrebbero usati in un portafoglio.
Warsh a Jackson Hole: una Fed all’angolo
Il 28 agosto 2026 Kevin Warsh ha tenuto il suo primo discorso da presidente della Federal Reserve al simposio di Jackson Hole, e il tono è stato marcatamente restrittivo. Warsh ha ricordato che l’obiettivo del 2%, misurato sull’indice PCE, è «un traguardo fisso e fermo», ha definito preoccupante un’inflazione PCE al 3,7% su base annua (4,1% sui sei mesi) e ha aggiunto che la banca centrale «deve essere sicura che l’inflazione di fondo stia scendendo verso l’obiettivo, in modo chiaro e a velocità sufficiente. Altrimenti, abbiamo del lavoro da fare», come si legge nel testo ufficiale del discorso.
Il paradosso è evidente. Una Fed che minaccia di alzare i tassi dovrebbe far male sia all’oro sia a Bitcoin, perché tassi reali più alti aumentano il costo-opportunità di detenere asset senza cedola. Eppure entrambi sono saliti. La spiegazione è nel mix di politiche: mentre la Fed parla da falco, il Tesoro allenta le condizioni finanziarie con i buyback. È proprio la combinazione di rigore monetario a parole e sostegno fiscale nei fatti a generare il timore di svalutazione che alimenta gli asset duri. Il mercato compra protezione contro il rischio che, alla fine, sia la spesa pubblica a decidere il costo del denaro.
La reazione di brevissimo periodo di Bitcoin resta però quella di un asset a rischio: il 28 agosto, giorno del discorso, gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato deflussi netti, interrompendo una serie di afflussi. È lo stesso copione raccontato quando il tono restrittivo di Warsh ha gelato il rally di agosto. L’oro, nelle stesse ore, non ha avuto un equivalente scossone di deflussi: un primo indizio di come i due asset reagiscano in modo diverso allo stesso evento. Il prossimo appuntamento che può ribaltare tutto è la riunione del FOMC del 15-16 settembre.
Prezzi e capitalizzazione a confronto
Prima di andare oltre, conviene fissare le dimensioni reali dei due mercati. Al 1° settembre 2026 Bitcoin scambia intorno ai 67.800 euro secondo CoinGecko (poco sotto gli 80.000 dollari), circa il 37% sotto il massimo storico di 107.662 euro toccato il 6 ottobre 2025. L’oro vale circa 3.835 euro l’oncia (intorno ai 4.456 dollari) secondo i dati di mercato di Trading Economics, circa il 20% sotto il record di gennaio. Entrambi, quindi, salgono ma restano sotto i rispettivi massimi: il rimbalzo è reale, non un nuovo record.
| Indicatore | Oro | Bitcoin |
|---|---|---|
| Prezzo (1 set 2026) | ~3.835 €/oncia | ~67.800 € |
| Massimo storico | 5.589 $ (28 gen 2026) | 107.662 € (6 ott 2025) |
| Distanza dal massimo | circa -20% | circa -37% |
| Capitalizzazione | ~32.700 mld $ (~28.000 mld €) | ~1.360 mld € |
| Offerta annua nuova | ~1,5-1,7% (nessun tetto) | ~0,8% (tetto 21 mln) |
| Ruolo storico | bene rifugio, riserva | asset ad alta beta |
Il dato che ridimensiona ogni entusiasmo è la capitalizzazione. L’oro vale circa venti volte Bitcoin: la cripto rappresenta meno del 5% del valore complessivo del metallo, secondo i confronti aggiornati di 8marketcap. Perché Bitcoin raggiunga la capitalizzazione dell’oro il prezzo dovrebbe moltiplicarsi di circa venti volte, un salto che nessun modello serio dà per scontato. È una differenza di scala che conta: masse così diverse assorbono i flussi in modo diverso, e lo stesso miliardo di dollari muove Bitcoin molto più dell’oro.
Due rifugi, due basi di detentori
La chiave per capire perché una correlazione positiva possa ingannare sta in chi possiede i due asset. L’oro è nelle mani di banche centrali, fondi sovrani, istituzioni, gioiellerie e famiglie con orizzonti lunghissimi; una quota enorme del metallo esistente non è in vendita a nessun prezzo ragionevole, perché serve come riserva o come bene di famiglia, non come posizione di trading. Bitcoin è concentrato tra ETF, investitori retail, trader a leva e tesorerie aziendali, con orizzonti mediamente più corti e una tolleranza al rischio più alta.
Questo significa che, anche quando il prezzo dei due asset sale insieme, dietro ci sono mani diverse con motivazioni diverse. La stessa notizia macro può spingere un gestore di riserve a comprare oro per i prossimi decenni e un trader a comprare Bitcoin per le prossime settimane. Il primo non venderà a un ribasso del 20%, il secondo forse sì. La composizione della base di detentori determina la reazione futura: è la ragione per cui la correlazione di oggi non dice quasi nulla su come si comporteranno i due asset nella prossima crisi.
Anche il flottante realmente scambiabile è diverso. Una parte rilevante dell’oro è immobilizzata nelle riserve ufficiali; una parte crescente di Bitcoin è dentro gli ETF e nei bilanci di aziende che dichiarano di non voler vendere. In entrambi i casi l’offerta effettiva sul mercato è inferiore a quella teorica, ma per motivi opposti: strategia di riserva da un lato, scommessa di lungo periodo dall’altro.
Le banche centrali comprano oro, non Bitcoin
La differenza più profonda tra i due mercati è la domanda ufficiale. Nel secondo trimestre 2026 le banche centrali hanno acquistato 289 tonnellate nette di oro, in aumento del 62% su base annua e record per un secondo trimestre, quintuplicando le 57 tonnellate del primo trimestre, secondo i dati del World Gold Council. La Polonia è stata il maggiore acquirente con 51 tonnellate, seguita dalla Cina con 33, il suo maggiore incremento trimestrale dalla fine del 2023.
| Acquisti netti (Q2 2026) | Tonnellate |
|---|---|
| Polonia | +51 |
| Cina | +33 |
| Totale banche centrali | +289 (+62% su base annua) |
| Primo semestre 2026 | 345 (minimo dal 2022) |
Il contrasto con Bitcoin è totale. Nessuna banca centrale di peso detiene Bitcoin nelle proprie riserve; l’unico esperimento sovrano rilevante resta la tesoreria di El Salvador. E il 45% delle banche centrali intervistate dal World Gold Council prevede di aumentare le proprie riserve auree nei prossimi dodici mesi. Questa è domanda strutturale, contro-ciclica e strategica: molti di questi acquisti sono avvenuti proprio mentre il prezzo scendeva, perché rispondono a esigenze di diversificazione e di de-dollarizzazione, non al sentiment del momento. È una fonte di sostegno che Bitcoin, semplicemente, non ha, e che spiega perché l’oro tenda a scendere meno nei ribassi.
Gli ETF raccontano l’altra metà della storia
Se la domanda di oro è dominata da mani pazienti, quella di Bitcoin passa oggi soprattutto dagli ETF spot, e ha un temperamento opposto. Il primo semestre 2026 si è chiuso con deflussi netti per circa 5,4 miliardi di dollari, il primo semestre negativo dall’esordio dei prodotti nel gennaio 2024, con giugno tra i mesi peggiori di sempre. Poi agosto ha ribaltato il segno: con oltre 3 miliardi di dollari di afflussi è stato il mese più forte dell’anno, quasi il doppio dei circa 2 miliardi di aprile, e nella settimana fino al 28 agosto gli ETF hanno raccolto circa 924 milioni di dollari, con l’IBIT di BlackRock in testa, come riportato da KuCoin.
Il punto non è la cifra, ma la sua natura. La domanda via ETF è pro-ciclica: entra quando il prezzo sale e la fiducia è alta, esce alla prima scossa, come dimostra il deflusso proprio del 28 agosto, nel giorno del discorso di Warsh. È l’opposto della domanda contro-ciclica delle banche centrali sull’oro, che comprano di più quando il prezzo scende. Ecco perché, anche quando oggi tirano nella stessa direzione, i due asset poggiano su fondamenta di affidabilità diversa: la spinta dell’oro è lenta e ostinata, quella di Bitcoin è rapida e reversibile.
La volatilità: stesso segno, ampiezze diverse
Una correlazione positiva dice che due asset si muovono nella stessa direzione, non che si muovano della stessa quantità. Ed è qui che oro e Bitcoin restano lontanissimi. La volatilità di Bitcoin è un multiplo di quella dell’oro: sullo stesso stimolo, la cripto può oscillare cinque o dieci volte tanto. Lo si vede già nei numeri di questo ciclo, con Bitcoin sceso di circa il 37% dal suo massimo contro il 20% dell’oro, e con recuperi altrettanto violenti in poche settimane.
Per un portafoglio la conseguenza è concreta: oro e Bitcoin non sono intercambiabili nemmeno quando sono correlati. Aggiungere Bitcoin aumenta il rendimento potenziale ma anche l’ampiezza delle perdite, e va dimensionato di conseguenza; aggiungere oro tende a smorzare le oscillazioni complessive. Una posizione dell’1% in Bitcoin può muovere il portafoglio quanto una posizione molto più grande in oro. Trattare i due asset come lo stesso «bene rifugio» perché oggi salgono insieme è un errore di dimensionamento del rischio, prima ancora che di analisi.
È anche il motivo per cui la correlazione, da sola, non basta a costruire una copertura. Due asset possono essere correlati e avere profili di rischio talmente diversi da comportarsi, nella pratica, come strumenti distinti. La direzione condivisa è solo la superficie; sotto, l’ampiezza dei movimenti racconta un’altra storia.
Scarsità a confronto: offerta, tetto e costo di produzione
La narrazione dell’«oro digitale» poggia sulla scarsità, ma le due scarsità funzionano in modo diverso. Sopra la superficie terrestre esistono oltre 216.000 tonnellate di oro e l’estrazione ne aggiunge circa l’1,5-1,7% l’anno, senza alcun tetto, come ricorda il World Gold Council; l’offerta è inoltre elastica, perché un prezzo più alto rende conveniente estrarre giacimenti prima marginali. Bitcoin ha un tetto rigido di 21 milioni di unità, ne sono già stati emessi quasi 19,9 milioni secondo CoinGecko e l’emissione dopo l’halving del 2024 vale circa lo 0,8% l’anno, con un’offerta perfettamente rigida che non reagisce al prezzo.
Entrambi hanno un costo di produzione che fa da pavimento morbido al prezzo: per l’oro è il costo di estrazione, per Bitcoin è l’energia e l’hardware necessari al mining, un costo che cresce con la potenza di calcolo della rete, come abbiamo visto raccontando la corsa dell’hashrate verso i due zettahash. La differenza è che il tetto di Bitcoin è una regola di codice, mentre la scarsità dell’oro è un fatto geologico: la prima è più rigida, la seconda più antica e collaudata. Attenzione però: i modelli basati sulla sola scarsità, come lo stock-to-flow, hanno fallito ripetutamente nel prevedere il prezzo. La scarsità è una condizione necessaria per un bene rifugio, non una garanzia di valore.
Cosa copre davvero ciascun asset
Se si smette di chiedersi «chi vince» e si guarda a «cosa protegge», i due asset si separano con chiarezza. L’oro copre il rischio geopolitico, la diversificazione delle riserve, la de-dollarizzazione e millenni di fiducia monetaria: è l’asset che i grandi attori istituzionali comprano quando temono il mondo. Bitcoin è più una scommessa sulla svalutazione monetaria di lungo periodo e sull’espansione della liquidità, con in più una forte componente di asset tecnologico ad alta beta, sensibile alla propensione al rischio.
Le voci dei protagonisti aiutano a inquadrare lo spettro. Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, ha definito Bitcoin «un asset della paura», spiegando che «lo possiedi perché temi per la tua sicurezza fisica e finanziaria» e che «la ragione fondamentale di lungo periodo per cui lo detieni è la svalutazione monetaria», come riportato da DL News. È una difesa del ruolo di copertura di Bitcoin, non una promozione a rifugio universale.
Sul fronte opposto, Ray Dalio, fondatore di Bridgewater, resta legato al metallo: pur tenendo circa l’1% del proprio portafoglio in Bitcoin e consigliando un 15% complessivo in «denaro duro» (oro o Bitcoin), ha ribadito che «c’è un solo oro», indicando i lingotti come sua preferenza, in un ragionamento ripreso da CoinDesk. All’estremo più rialzista, Michael Saylor (Strategy) al BTC Prague 2026 sostiene che Bitcoin non sia soltanto «oro digitale» ma «capitale digitale», la base di una nuova classe di prodotti finanziari, come sintetizzato da Crypto Briefing. Tre visioni diverse, un’unica implicazione: oro e Bitcoin non coprono lo stesso rischio, nemmeno per chi crede in entrambi.
Quando la correlazione si rompe
La correlazione positiva di oggi è un regime, non una legge. Poggia su una sola gamba, la liquidità, ed è sufficiente togliere quella gamba perché i due asset tornino a divergere. Ci sono almeno quattro scenari in cui succede.
- Shock di avversione al rischio. In una crisi acuta l’oro sale e Bitcoin scende, come già visto a inizio 2026 durante l’escalation in Medio Oriente. È lo scenario che rompe la correlazione più in fretta, perché separa il rifugio vero dall’asset a rischio.
- Una Fed davvero restrittiva. Se dopo il FOMC di settembre i tassi reali salgono con decisione, entrambi soffrono, ma Bitcoin, ad alta beta, tende a perdere molto di più dell’oro.
- Uno shock specifico di Bitcoin. Un’ondata di deflussi dagli ETF, una stretta regolatoria o un grave incidente di sicurezza possono far scendere Bitcoin mentre l’oro resta fermo.
- Uno shock specifico dell’oro. Una pausa negli acquisti delle banche centrali o un dollaro molto forte possono frenare il metallo mentre Bitcoin corre sulla liquidità.
In tutti questi casi la correlazione può passare da positiva a negativa nel giro di pochi giorni. Chi costruisce un portafoglio sulla convinzione che oro e Bitcoin siano ormai «la stessa cosa» scopre l’errore proprio nel momento peggiore, cioè quando serve la protezione e i due asset si separano.
Comprare, custodire e tassare in Italia: due regimi diversi
Per l’investitore italiano oro e Bitcoin non differiscono solo sui mercati, ma anche su come si comprano, si custodiscono e si tassano. L’oro da investimento (lingotti e monete con purezza pari o superiore a 995 millesimi) è esente da IVA e si può detenere fisicamente o tramite ETC quotati su Borsa Italiana. Bitcoin si acquista su un exchange autorizzato come CASP, in autocustodia sul proprio wallet, oppure tramite ETP ed ETN a replica fisica; in Europa non esistono ETF UCITS su una singola cripto-attività.
Sul piano fiscale la differenza è netta. La plusvalenza sull’oro da investimento è un reddito diverso soggetto a imposta sostitutiva del 26% (art. 67 TUIR), calcolata sul guadagno effettivo se si dispone della documentazione d’acquisto o, in mancanza, sul 25% del prezzo di vendita (art. 68 TUIR). Le plusvalenze su Bitcoin, invece, sono passate al 33% dal 1° gennaio 2026 (era il 26%) e la vecchia franchigia da 2.000 euro è stata abolita, con obbligo di monitoraggio nel quadro RW; abbiamo raccolto le mosse utili di fine anno nella guida su minusvalenze e compensazioni prima della manovra.
| Aspetto | Oro da investimento | Bitcoin |
|---|---|---|
| Come si compra | lingotti/monete ≥995‰, ETC su Borsa Italiana | exchange CASP, autocustodia, ETP/ETN a replica fisica |
| Custodia | fisica (caveau o casa) o dematerializzata | wallet (hot o cold) o custodia del CASP |
| IVA | esente (oro da investimento) | non applicabile (non è un bene) |
| Plusvalenza | 26% imposta sostitutiva (quadro RT) | 33% dal 2026 (quadro RT), monitoraggio quadro RW |
| Vigilanza | metallo, non strumento finanziario | Consob e Banca d’Italia (MiCA) |
Sul fronte regolatorio, in Italia le cripto-attività ricadono sotto Consob (condotta e tutela dell’investitore) e Banca d’Italia (profili prudenziali e stablecoin) nel quadro del regolamento europeo MiCA, recepito con il D.lgs. 129/2024; il periodo transitorio si è chiuso il 1° luglio 2026, come indicato dalla sezione MiCAR di Consob. L’oro fisico, essendo un metallo e non uno strumento finanziario, resta fuori da questo perimetro. Questa asimmetria, fiscale e regolatoria, è un altro modo in cui i due asset restano diversi anche quando i prezzi si muovono insieme.
Cosa guardare da qui al FOMC del 15-16 settembre
Le prossime settimane diranno se la correlazione ritrovata è solida o passeggera. Vale la pena tenere d’occhio alcuni segnali precisi.
- Il FOMC del 15-16 settembre e le nuove proiezioni sui tassi: una linea più dura del previsto peserebbe su entrambi, ma di più su Bitcoin.
- I buyback del Tesoro, operativi dal 9 settembre: se davvero comprimono i rendimenti a lunga, sostengono sia l’oro sia Bitcoin.
- I flussi degli ETF su Bitcoin: se i deflussi del 28 agosto restano un episodio o diventano una tendenza.
- Gli acquisti delle banche centrali nel terzo trimestre, per capire se la domanda strutturale di oro prosegue.
- La correlazione stessa: al primo vero shock di avversione al rischio, aspettarsi un ritorno rapido alla divergenza.
La conclusione è semplice e vale la pena ripeterla. Oro e Bitcoin oggi salgono insieme perché condividono uno stesso motore, la liquidità e il timore di svalutazione, non perché siano diventati lo stesso asset. Hanno detentori diversi, volatilità diversa, offerta diversa e coprono rischi diversi. Muoversi nello stesso verso non significa essere la stessa cosa, e chi lo dimentica rischia di scoprirlo nel momento sbagliato. Per chi vuole allargare lo sguardo al contesto in cui la moneta perde potere d’acquisto, resta utile il quadro tracciato sui mercati emergenti che corrono alle crypto contro l’inflazione.
Domande frequenti
Bitcoin è davvero «oro digitale» nel 2026?
Solo in parte. Oggi oro e Bitcoin sono correlati positivamente, ma restano diversi per base di detentori, volatilità, offerta e domanda strutturale. Bitcoin condivide con l’oro l’idea di scarsità e di copertura dalla svalutazione, ma si comporta ancora come un asset ad alta beta, molto più volatile del metallo.
Perché oro e Bitcoin salgono insieme adesso?
Per un fattore macro comune: il raddoppio dei buyback del Tesoro statunitense, i rendimenti a lunga sui massimi da anni e una Fed restrittiva ma vincolata alimentano il timore di svalutazione e la ricerca di asset senza cedola. È correlazione guidata dalla liquidità, non convergenza di funzione.
Quanto è grande l’oro rispetto a Bitcoin?
L’oro capitalizza circa 32.700 miliardi di dollari, contro i circa 1.360 miliardi di euro di Bitcoin: circa venti volte tanto. Bitcoin vale oggi meno del 5% del valore complessivo dell’oro sopra la superficie terrestre.
Come si tassano oro e Bitcoin in Italia?
La plusvalenza sull’oro da investimento sconta un’imposta sostitutiva del 26% (l’oro da investimento è inoltre esente da IVA). Le plusvalenze su Bitcoin sono salite al 33% dal 1° gennaio 2026, senza più la franchigia da 2.000 euro, con obbligo di monitoraggio nel quadro RW. Entrambe si dichiarano nel quadro RT.
Cosa potrebbe far divergere di nuovo oro e Bitcoin?
Uno shock di avversione al rischio (in cui l’oro sale e Bitcoin scende), una Fed decisamente più restrittiva, un’ondata di deflussi dagli ETF su Bitcoin o una pausa negli acquisti di oro delle banche centrali. La correlazione è un regime temporaneo, non una legge.
Lorenzo Bianchi scrive di macroeconomia e mercati cripto per HOGE Wire.